Tubercolosi, nove casi sospetti al Centro accoglienza nomadi

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Test per tutti e medicine a base di streptomicina o rifampicina per chi serve. Il centro di accoglienza del Comune(gestito dall’Arciconfraternita) in via Salaria 971, trecentocinquanta nomadi romeni ammassati in condizioni che si possono solo immaginare, è sotto strettissim a sorveglianza dopo la scoperta di ben nove casi di sospetta tubercolosi. La Asl RmA ha fatto ricoverare ieri alcuni ragazzini al Bambin Gesù e gli adulti oggi saranno portati allo Spallanzani. L’edificio ospita da oltre un anno e mezzo nuovi immigrati o sfollati dai campi che stando agli impegni del Campidoglio dovevano restare solo tre mesi. L’esplosione del focolaio fa temere che la malattia possa estendersi all’ esterno, ancche perche gli zingari si muovono con gli autobus.
Ma il settore di Medicina Preventiva dell’ Asl ritiene che la situazione sia assolutamente sotto controllo e che sia stato fatto tutto il necessario per evitare una epidemia.

L’allarme è scoppiato circa un mese fa quando i medici del Gemelli hanno diagnosticato la Tbc a un adulto che arrivava dal centro di accoglienza. A quel punto il settore di Medicina Preventiva della Asl RmA, guidato dalla dottoressa Antonietta Spadea ha fatto scattare le procedure in caso di malattia dovuto al bacillo di Koch. La tubercolosi resta una patologia seria anche se oggi è curabile.
E’ stato fatto il test di Mantoux – spiega la dottoressa – a 200 persone del centro. I volontari che lavorano nella struttura sono stati vaccinati. Tanto per far capire il grado di pericolo, io vado in via Salaria senza mascherina protettiva.

Resta il fatto che in nove casi i test, e le successive radiografie, hanno portato a una diagnosi di sospetta tubercolosi ( uno sarebbe un falso positivo,ndr). I pazienti ora verranno sottoposti all’esame dell’ escreato e a quel punto, se verrà trovato il bacillo, verrano curati per almeno sei mesi. Ma già dopo la prima fase di trattamento – assicura la dottoressa – non sarebbero più contagiosi. Ma le persone positive al test di Mantoux sono state decine. Il risultato potrebbe essere legato al fatto che furono vaccinate (in Romania la profilassi è obbligatori) ma anche a una possibile esposizione al bacillo. La sorveglianza è stretta – aggiunge la specialista – Non c’è motivo di preoccuparsi.
L.Lip/Il Messaggero Roma
08/04/2011

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Posted by on 10/04/2011. Filed under Sociale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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