Silvio Berlusconi presenta al senato italiano il libro “Il sangue di Abele – Vivi per testimoniare” di Padre Zef Pllumi

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Il sangue di Abele - Padre Zef PllumiBerlusconi presenta Padre Zef Pllumi, il francescano perseguitato dal regime comunista in Albania.
Intervista a Keda Kaceli, che porta in italiano il primo volume di “Rrno vetëm për me tregue” del padre francescano Zef Pllumi, con il titolo “Il sangue di Abele – Vivi per testimoniare” (Casa editrice Diana), con una prefazione di Silvio Berlusconi

Per la prima volta vede la luce in italiano, il primo volume di “Rrno vetëm për me tregue” del padre francescano Zef Pllumi, che passò 25 anni della sua vita nelle prigioni dell’Albania comunista. Venne rilasciato libero nel 1989. Dopo la caduta del regime, come pochi altri ha testimoniato la malvagità del regime attraverso il racconto della sua vita in prigione, ha critto dei grandi francescani albanesi perseguitati dal comunismo ateo albanese ed è diventato testimone per eccellenza della malvagità del regime contro i religiosi albanesi. Il frate francescano si è spento il 25 settembre 2007 all’Ospedale Gemelli di Roma, all’età di 83 anni.

Oggi, una parte della sua testimonianza viene in italiano, con il titolo “Il sangue di Abele – Vivi per testimoniare” grazie alla traduzione di Keda Kaceli, albanese che vive a Milano da oltre venti anni. Laureata in Scienze Internazionali all’Università degli Studi di Milano con una tesi intitolata: “Il democidio albanese, un caso di guerra contro il proprio popolo, Kaceli è cresciuta in una famiglia, la cui storia si intreccia con quelle narrate da Padre Zef. “Mio nonno è stato ucciso durante il comunismo perché liberale e in seguito noi, la sua famiglia eravamo considerati nemici del popolo. E siamo stati considerati tali per tutta la durata del regime sino al 1991, quando siamo andati via dall’Albania e siamo venuti in Italia in cerca della Libertà” dice per Shqiptariiitalise.com in una lunga intervista in cui ci racconta il legame suo con il padre francescano, ma anche la scelta, particolare per tanti, di affidare a Silvio Berlusconi, uno dei politici italiani più discussi, la prefazione del libro.

At Zef Pllumi - Rrno vetem per me tregueCome conobbe l’opera di Padre Zef Pllumi?

Nei primi anni novanta c’era un proliferare di opere e trasmissioni televisive atte a smascherare e a scoprire le scomode verità sul regime appena caduto. Uno di questi era anche il libro di Padre Zef. In famiglia era considerato il libro-verità quasi il dossier della dittatura comunista albanese. E certamente lo era e così lo lessi anche io. E lo trovai ineguagliabile: davvero la testimonianza del martirio par excellence.

Il libro di Padre Zef per la prima volta dopo tante letture fu ai miei occhi la rivelazione: lo strumentum veritatis per antonomasia che tutti avrebbero dovuto leggere e scoprire. Io ero da sempre attenta alla causa della libertà e interessata alle vicende familiari e politiche e ho letto libri di tal portata fin dalla tenera età. Ma questo libro era – anzi è – la bibbia del dolore. Quando nasci in una famiglia sconfitta dalla storia ma vincente con la propria storia personale, cresci con un bagaglio particolare sulle spalle e forse anche con una mission: quantomeno raccontare quei fatti a chi li vuol sapere.

Spesso e volentieri gli amici, le persone di cui ero circondata mi chiedevano “raccontami dell’Albania, cosa succedeva, come era la dittatura, perché non scrivi un libro” E io rispondevo alla loro voglia di sapere, e spesso citavo il libro di Padre Zef, un frate francescano perseguitato. Mi sembrava d’obbligo trasmettere la nostra storia attraverso l’enciclopedia del dolore umano che si spiegava sulle pagine dell’opera immortale di Padre Zef, che mi appariva come il più degno fratello di Francesco, saggio e dedito, eroico e pieno di pietas cristiana. Una sera cercando su internet trovai notizie sulla sua vita e le sue interviste ai giornali rilasciate quando ormai anziano. A volte è difficile fare la connessione dell’uomo anziano con il flashback della narrazione: ma i fatti narrati nel libro riguardano la sua gioventù. Poco più che ventenne veniva torturato senza pietà e poi appeso ad un albero di pesco per meditare: come crocifisso. Fu lì che mi resi conto di tanto orrore. Che uomini erano mai quelli che trattavano in quel modo i propri fratelli in nome di un’ideologia perversa? Pensai ai miei coetanei, giovani e virgulti e pieni di progetti e sogni di libertà che a quel tempo si sarebbero inevitabilmente trovati nelle stesse condizioni e non potei fare a meno di rabbrividire. Allora cercai la versione italiana del libro mi imbattei nella cruda verità: in dieci anni quel libro non era ancora stato tradotto in italiano e mi sentii addolorata. In italiano venivano tradotti libri importanti ma non quest’opera-testamento e questo mi offese. Navigando su internet trovai un articolo in italiano pubblicato dal sito albanovaonline.org e scrissi immediatamente all’amministratore Jozef Martini, il quale mi rispose che si sarebbe certamente informato. Di lì a poco mi confermò che effettivamente non esisteva in italiano.

Ha conosciuto personalmente Padre Zef Pllumi?

Circa dieci anni fa, durante le vacanze estive contattai il convento e andai a trovare Padre Zef con mia madre: destino volle che fosse il giorno del suo vero compleanno ma fino a quel momento non lo sapevo. Tutti infatti sanno che era nato il 7 aprile ma questa era la data che i comunisti fissavano per molti dei nemici del popolo cambiandogli la data di nascita e marchiandoli con la stessa data dell’occupazione dell’Italia fascista. Pochi sanno queste cose e chi le sa, tace… Egli mi disse da subito che ero il suo regalo di compleanno si immagini la mia emozione… Restai con lui tutto il pomeriggio di quel 24 agosto di quasi dieci anni fa e non lo dimenticherò mai. Parlammo di tante cose, lui conosceva bene la mia famiglia e ne aveva grande stima. Era stato in prigione con lo zio di mio padre prima che uccidessero mio nonno. Non smetteva mai di stringermi la mano. Era davvero un uomo di Dio! Un francescano albanese dantan. Saggio, umile, pio e fiero! Gli dissi che avrebbe dovuto incaricare qualcuno di tradurre quell’inestimabile opera, e che l’avrei tradotta io stessa se a lui avesse fatto piacere ed egli ne fu entusiasta e felice. Mi raccontò che un suo figliolo che egli aveva mandato a studiare in Italia se ne era occupato senza successo e mi disse che forse in quanto giovane donna magari io avrei avuto più fortuna. Ovviamente, per me sarebbe stato un onore un privilegio e che una volta finita la traduzione avrei voluto che in Italia ne parlassero tutti. Mi disse che una professoressa francese, stava traducendo l’opera in francese e che una giovane ragazza americana stava traducendo l’opera in inglese e allora mi disse che era destino che dovesse essere una giovane donna a tradurlo anche in italiano – e aggiunse – una giovane donna albanese.

E così Padre Zef Pllumi decise. Io ero emozionatissima per l’incarico e gli promisi presa dall’entusiasmo che il libro in italiano lo avrei fatto leggere anche a Bruno Vespa e addirittura al Presidente Berlusconi. Ed egli stupito mi disse “pensi davvero figliola che Vespa e Berlusconi leggeranno il mio libro? E io glielo promisi. Lui un po’ ironicamente e con il dispiacere di quello che affermava mi disse “credimi figliola che i comunisti non ti renderanno facili le cose e se lo fai leggere …anche in Italia ci sono molti comunisti eh figlia e sai alcuni vogliono la testa di Berlusconi e sai che se ne avessero la possibilità eh” …e si fermava e mi ripeteva benedizioni senza fine. Restai un intero pomeriggio e quando andai via mi fece dono di tutti i suoi libri autografati e dedicati e mi fece promettere che sarei tornata. Quell’incontro ha cambiato la mia vita. Tempo due settimane mi giunse una lettera e un documento: quel meraviglioso francescano mi aveva concesso il diritto d’Autore per evitare eventuali problemi con la traduzione. Lo chiamai subito e tra le lacrime gli dissi che un giorno ne avrei fatto un momento. E lui augurandomi buon lavoro mi diede la sua benedizione. Nella lettera mi scriveva “per quanto bene possiamo conoscere una lingua io ti consiglio di farlo leggere prima a qualche politico o giornalista o letterato affinché potrai realizzare l’opera sicura di ciò che proponi” Gli promisi che lo avrei fatto. E così è stato. Illustri professori e giornalisti hanno letto e apprezzato la sua opera.

Cosa trasmette al lettore italiano questo libro?

Il libro svela al pubblico italiano la storia di un paese fratello stretto nella morsa del totalitarismo rosso più macabro e feroce. Il volume descrive l’esperienza del diacono Zef Pllumi, frate dell’ordine minore francescano. Il lettore italiano può così conoscere certamente l’ultimo dei grandi francescani d’Albania. Come un pio eroe moderno della nostra storia recente, reduce del più terroristico dei regimi dittatoriali, Fra Zef è un martire che ha vissuto l’intera esistenza nelle prigioni comuniste, sottoposto a torture inumane, persecuzioni e sofferenze inimmaginabili, non si è mai piegato, nemmeno per un istante, a rinnegare Gesù Cristo, anzi ha accettato con la forza della speranza, il suo destino “solo per testimoniare”!

L’opera, nonché la logorata vita di Padre Zef, costituisce una testimonianza diretta che era doveroso rendere nota anche in Italia per portare alla luce, senza alcuna ombra di sentimenti di rivalsa, la veridicità di fatti mai raccontati. Fra Zef ci descrive le persecuzioni, le torture comuniste perpetrate sul clero cattolico, sugli intellettuali, gli imprenditori e noti commercianti, durante la feroce dittatura comunista di Enver Hoxha che per cinquanta lunghi anni ha insanguinato l’Albania.

Per dirla con le parole di una lettrice italiana, che dopo aver letto il libro mi ha scritto “Straordinaria, intensa testimonianza della vita di Padre Zef, in una terra, l’Albania, vittima delle atrocità di un Comunismo terrificante e crudelissimo. La memoria storica rivive nel doloroso calvario del francescano Padre Zef, specchio di inaudite efferatezze comuniste, che vanno conosciute e rese note perché al dolore e all’immane sacrificio di vittime innocenti sia resa la dovuta GIUSTIZIA STORICA, la GIUSTIZIA della MEMORIA, e non abbia a scendere mai l’oblio. Commovente ed emozionante il contesto sociale e politico, che trasuda della ferocia persecutoria del comunismo, e che trova nella vis narrativa, la fredda, cruda e composta trasposizione della sanguinaria realtà. Nel palpitante cuore del lettore rimarranno indelebili anche le lacrime e la insopportabile indicibile impotenza di non aver potuto impedire tanto scempio contro la umanità. Mai dimenticare”. Credo che sia superfluo aggiungere altro.

La prefazione del libro è di Silvio Berlusoni. Si conoscevano?

Padre Zef Pllumi e Berlusconi ovviamente non si sono mai incontrati nella vita. Berlusconi ha incontrato Padre Zef percorrendo i passi del suo calvario insieme a lui, nella lettura del libro. Mentre Padre Zef conosceva Berlusconi come figura politica e imprenditoriale internazionale. E forse nelle nostre conversazioni Berlusconi era più familiare dopo che io stessa lo conobbi e per me era chiaro che Padre Zef lo stimasse come figura occidentale liberale. Con Padre Zef parlavamo spessissimo in molte nostre conversazioni di politica albanese, europea e ça va sans dire italiana.

Padre Zef aveva molta simpatia per Forza Italia e per il Presidente Berlusconi una volta, dopo le elezioni italiane del 2006 parlando della sconfitta mi disse “sai figliola è davvero un grande anticomunista un capopopolo, un degno Leader, ma non lo lasceranno mai in pace”. Fu molto contento quando un anno dopo gli raccontai che lo avevo conosciuto ed incontrato per la scuola di formazione. Quell’estate io mostrai a Padre Zef il diploma che lo stesso Presidente Berlusconi ci aveva consegnato. Si commosse quando gli raccontai che avevo parlato a Silvio Berlusconi del suo libro, e che egli l’aveva accolto con molta considerazione e rispetto.

Era l’ultima estate, un mese dopo a settembre si sarebbe spento per sempre al Gemelli. Intanto Padre Zef se ne era andato lasciandomi un vuoto incolmabile. Per quel poco tempo era diventato per me un Padre Spirituale.

È superfluo dire cosa pensa Berlusconi di Padre Zef, beh ha scritto la prefazione del suo libro. Credo che una tale attestazione di stima dimostri cosa pensi il Presidente Berlusconi del mio, nostro carissimo Padre Zef. Lo ritiene un vero martire, nel senso latino del termine, un’eroica figura storica albanese e internazionale ormai, l’uomo di Dio che ha vissuto per testimoniare il male del comunismo albanese.

Perché proprio Silvio Berlusconi?

L’avevo in qualche modo promesso a Padre Zef. E la promessa l’avevo mantenuta e dovevo portare la pubblicazione fino in fondo. Era chiaro che intellettualmente parlando questo monumento culturale fosse certamente anche un libro politico. Io ero una ragazzina quando il Presidente scese in campo in politica ed era ed è la persona che ha lottato e lotta per la libertà e con lui poteva essere resa giustizia – in un modo figurato – ai martiri del comunismo dimenticati dalla storia e dai politici. Infatti durante quell’incontro con tanti giovani gli parlai della storia di mio nonno e del libro e lui ne fu entusiasta. A quell’incontro di giovani, io gli dissi letteralmente “Presidente ora che lei sa che sono la nipote di un martire e che ho tradotto questo libro sul martirio mi farebbe piacere se lei lo leggesse e mi dicesse cosa ne pensa” Lui mi disse di mandarglielo che certamente lo avrebbe letto. Io glielo mandai e dopo alcuni mesi il Presidente mi rispose che la storia di Padre Zef gli era piaciuta molto e che si dispiaceva di non aver potuto conoscere questo frate eroico, questa nobile figura albanese e internazionale quale era Padre Zef che era scomparso inaspettatamente. Fu allora che io gli chiesi la prefazione come imprimatur e lui che mantiene le sue promesse, l’ha scritta.

È stata difficile la traduzione? Pensa di portare in italiano anche gli altri libri del Frate francescano?

La traduzione è stato il passo più importante ma non il più difficile di questo progetto. Saranno tradotti in seguito anche il secondo e terzo volume ovviamente. Il libro è scritto in gheg arcaico, un dialetto del nord albanese e il gheg durante la dittatura era sinonimo di Fede e Religione, quindi simbolicamente la lingua di Dio, e per questo motivo la dottrina materialista marxista-leninista-hoxhista che eliminò Dio e la Fede, aveva bandito le opere e decimato il clero cattolico di prevalenza gheg.

Dopo la traduzione molte attese si sono susseguite negli anni. Molte case editrici hanno rifiutato il libro perché troppo pregno di dolore, e tante altre in seguito anche per la prefazione: alcune mi hanno detto di eliminare la prefazione e ridurlo, altre ancora che era fuori mercato e altre che mi avrebbero pubblicato nel 2015 tra qualche anno o forse mai più. Era tutto assurdo. Padre Zef mi aveva insegnato a non perdermi mai d’animo, mi aveva detto che non sarebbe stato facile e per questo di avere Fede! E qualche anno passò davvero. E io, seppur stanca, continuavo la ricerca dell’Editore finché, arrivai a Diana Edizioni, questa casa editrice indipendente di giovani intraprendenti coraggiosi e di seri professionisti. L’editore insieme ai suoi collaboratori decisero di pubblicarmi. Si presero l’impegno di correggere le bozze editare, redigere e pubblicare il libro che viene al pubblico italiano con il titolo “Il sangue di Abele – Vivi per testimoniare” mantenendo quindi il titolo originale dell’opera ma rafforzandone il significato proprio, del fratricidio.

Ci sarà una presentazione del libro? Dove si può trovare?

Stiamo preparando una conferenza di presentazione del libro a Roma, al Senato della Repubblica. Il libro è distribuito da Messaggerie e si trova nelle maggiori librerie delle principali città italiane, ma anche su internet su prenotazione e in formato e-book, kindle su amazon.com. Quest’opera di Padre Zef Pllumi deve essere consacrata sull’altare della storia e della letteratura mondiale. Vorrei vederlo vincere anche premi letterari italiani, dato che in Albania è diventato un Premio Letterario esso stesso. Abbiamo la benedizione divina, ci crediamo e ce la faremo: è un debito che abbiamo con la nostra storia.

Dalla prefazione di Silvio Berlusconi

Padre Zef rompe anni di silenzio e di morte sul gulag albanese con il coraggio di chi ama la libertà e si batte in suo nome. Egli apre il nostro cuore, lo riempie di commozione e di indignazione, per poi indurci a costruire qualcosa che somigli a ciò che è buono e giusto. La verità, come sempre, è che l’amore è più forte dell’odio. Quante tombe dovremo ancora scavare nella memoria dei popoli per trovare tutte le vittime del comunismo? A soli sessanta chilometri dall’Italia ci sono fosse comuni di martiri e giacimenti di dolore. Questo libro dà loro una voce postuma, sulla scia del grande Aleksandr Solženicyn. Nonostante questo obbrobrio, per molti anni il comunismo italiano ha guardato con simpatia ai compagni schipetari: c’era una vera e triste alleanza proprio nei mesi e negli anni in cui gli assassini al servizio del tiranno Enver Hoxha tiravano novegrammi di piombo nella testa di chiunque fosse sospetto. Oppure – come è raccontato nel libro – infilavano donne inermi dentro sacchi insieme con gatti affamati, e poi bastonavano i sacchi sicuri di provocare sofferenze atroci. Stalin, Tito e Togliatti stabilirono che l’Albania doveva diventare una specie di parco giochi dell’orrore comunista. Si prestava alla bisogna il fatto che tante regioni e vallate remote avessero una popolazione ancora legata a condizioni prefeudali (ma non per questo di civiltà inferiore). Ecco che dalla teoria si passò immediatamente alla pratica di un comunismo quale esperimento di scienziati politici criminali che ridusse una terra ricca di nobiltà a laboratorio di ingegneria sociale. Uomini custoditi come bestie dentro un enorme campo di concentramento, controllati e sottoposti a coercizione.

Questo volume andrebbe diffuso non solo in tutte le biblioteche e riadattato in una fiction televisiva, ma soprattutto andrebbe letto nelle scuole italiane per fare conoscere anche ai più giovani alcune tragiche verità della storia recente: come il comunismo ha conquistato il potere e come lo ha gestito ferocemente; quali pene ha sofferto il popolo albanese e in quali abissi di menzogna e di violenza è stato ingabbiato; di quale tempra sono stati quelle donne e quegli uomini che non hanno chinato la testa nonostante i supplizî a loro inflitti, perché si può resistere. Quando un despota crede di essere ormai senza opposizione e manca un millimetro perché si chiuda il coperchio con clangore metallico su ogni speranza, ecco che misteriosamente forze spirituali dissipano le tenebre con la loro testimonianza.

Migliaia di albanesi, segretamente ammirati da molti che in essi si riconoscevano, osarono opporsi a questo dispotismo. La loro resistenza di fronte alla tortura e alla morte è la prova che il bisogno di libertà è insopprimibile.

Sono lieto allora di salutare l’edizione italiana di questo memoriale di persecuzione e di gulag, ma soprattutto di rinascita. E devo citare la curatrice e traduttrice del volume, la cara Keda Kaceli, fieramente albanese e italiana insieme. Lei conosce per esperienza le atrocità qui descritte, ma anche il coraggio che trapela in ogni riga del libro.
Shqiptariiitalise.com

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Posted by on 07/03/2014. Filed under Italiano,Scutari(Shkodra). You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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