Lettera aperta a: Ministero Interno e Ministero Affari Esteri

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Lexuar 1467
Tutto StranieriSi consiglia agli utenti che si sentono d’accordo con la presente lettera aperta di stamparla e di inviarla alle p.a. competenti per il proprio procedimento. In questo modo questa lettera verrá messa a conoscenza di tutti gli UTG d’Italia in brevissimo tempo.

Lettera aperta

Mittente:  www.tuttostranieri.org , il moderatore.
Destinatari: Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri, tutti gli UTG d’Italia.

Gentili signori,

innanzitutto gradirei far presente che il sottoscritto parla sei lingue, ha due lauree (una italiana e una tedesca) ed ha lavorato e vissuti in parecchi paesi europei, e pure due anni in Marocco.

Per almeno due anni mi sono informato su tutte le leggi rilevanti per le questioni di cittadinanza, e, in parte, anche a quelle riguardanti all’immigrazione. Per altrettanto tempo ho visitato il forum tuttostranieri, più che altro per curiosità personale ed ho aiutato a titolo principalmente benefico chi mi pareva meritasse aiuto.

Il risultato della mia biennale esperienza è il seguente:

(a) Le pratiche, soprattutto di cittadinanza, ma anche di immigrazione, vengono bloccate e ritardate, nella stragrande maggioranza dei casi volutamente.

(b) I funzionari addetti alle pratiche di cittadinanza ed immigrazione disinformano coscientemente i cittadini richiedenti.

(c) La legge 241/1990 non solo non viene rispettata, ma viene letteralmente calpestata.

(d) Il Ministero dell’Interno emette, a volte, circolari che sovvertono completamente il senso della legge.

(e) Tutte le p.a. coinvolte si difendono dietro ad un muro inesistente di una presunta carenza di personale.

Appare molto trasparente a persone intelligenti che conoscano la politica (e qui parlo di politica in generale, non solo italiana, perché non si deve pensare che solo in Italia vada tutto male) che tali disservizi sono riconducibili a volontá puramente politiche.

In conseguenza di ciò è nato questo sito, tuttostranieri, con l’aiuto del quale cittadini che non hanno i mezzi per farsi aiutare da avvocati (che comunque non sarebbero di grande aiuto, perché gli avvocati fanno solo per la metá gli interessi del cliente, per l’altra metá stanno solo attenti a conservare buoni rapporti con la p.a.) possono difendere da solo i proprii interessi.

Con l’aiuto di tuttostranieri le vittime dei disservizi imparano come funziona il sistema ed a difendersi con diffide e, ove necessario, querele. E, guarda caso, quando arrivano diffide e querele, la p.a., a volte dopo anni di silenzio e di risposte appositamente erronee, sta zitta e si muove.

Sottolineo che se scrivo non è per “mettermi contro l’Italia”, ma, semmai, per fare il contrario, cioè intendo criticare positivamente per far migliorare la situazione. Richiamo inoltre l’attenzione sul fatto che p.a. che rubano non ci sono solo in Italia. In Germania c’è di peggio: le p.a. rubano i bambini degli stranieri per affidarli a coppie di accoglimento tedesche “purosangue” (e ciò è molto peggio che non rubare dei soldi o ritardare dei procedimenti).

Ho cercato di individuare i motivi  che motivano le p.a. all’inerza e alla disinformazione dei cittadini. Sostanzialmente si tratta di motivi politici. Politica individuale, p.es. singoli funzionari che vogliono “salvare la patria” dall’immigrazione. Politica locale, p.es. partiti politici che a livello locale danno ordini “informali”, cioè non scritti, di creare il minor numero possibile di nuovi italiani. Politica nazionale, p.es. alcuni funzionari del Ministero dell’Interno che emettono circolari completamente fuorilegge sosituendosi de fatto al legislatore.

Non entro nell’ambito della politica individuale e locale, perché tali politiche si possono combattere con l’aiuto dei Pubblici Ministeri, cosa che già viene consigliata sul sito tuttostranieri.

Entro piuttosto nell’ambito della politica nazionale. Qui, riscontro un timore perfettamente giustificato di aggravare la situazione già precaria del paese importando nuovi cittadini che, o a causa del loro fanatismo religioso che gli impedice di adattarsi ad una vita in uno stato moderno, laico e democratico (p.es. cittadini provenienti da paesi musulmani), o a causa della maniera tradizionalmente aggressiva e sleale di condurre gli affari (p.es. cittadini provenienti dalla Cina o dalla Russia), possono creare danni considerevoli alla società.

È su questo punto che voglio esprimere la mia critica e dare una proposta alternativa.

La critica consta nel fatto che non è non rispettando i termini della legge 241/1990 per strascicare i procedimenti e disinformare i cittadini che lo stato italiano risolverà il problema. Un tale atteggiamento fa solo perdere la credibilità alle p.a. italiane, confermando la triste fama che l’Italia purtroppo già ha a livello mondiale: la fama di uno stato pagliaccio che ha solo pizze e mafia da offrire.

La maniera giusta di risolvere il problema è, a mio parere, l’istituzionalizzare la cernita oculata delle persone degne, nel senso dei Diritti Umani e dell’interesse nazionale, di essere naturalizzate e di quelle che non lo sono.

E qui, faccio una proposta molto concreta: che tutti i cittadini esteri che chiedono la naturalizzazione e che presentano, p.es., un retroscena musulmano fervente, debbano, al momento della presentazione dell’istanza di naturalizzazione, giurare per iscritto di distanziarsi dagli elementi estremisti della loro religione d’origine. Tale pretesa sarebbe perfettamente in linea con la Convenzione Europea sui Diritti Umani, visto che, secondo la giurisprudenza corrente, il diritto di libertà di religione può essere ristretto là dove l’esercizio della religione lede i Diritti Umani fondamentali di altri cittadini, siano essi appartenenti alla stessa, ad altre religioni o siano essi atei o agnostici.

Analoghe forme di “giuramento speciale preliminare” dovrebbero essere istaurate per altri gruppi etnici il cui comportamento risulta particolarmente disturbante per ben precisi motivi.

La cittadinanza dovrebbe, a tali gruppi etnici particolari, essere inoltre concessa “con periodo di prova” di 5 anni. Se, nei primi 5 anni in cui è stato naturalizzato, il soggetto lede il giuramento, la cittadinanza viene revocata.

Per contro, una volta inserite tali condizioni aggiuntive, i procedimenti devono essere evasi con la rapidità prevista dalla legge 241/1990, cioè, in circa 4 mesi per matrimonio ed in circa 6 mesi per residenza. Il termine di 730 giorni previsto dal DPR 362/1994 deve restare, come previsto dal legislatore, una tutela aggiuntiva del richiedente per casi eccezzionali (e non, come presentemente, una scusa per trascinare quasi tutti i procedimenti per due anni o addirittura oltre).

Ringraziando per l’attenzione porgo i miei più distinti saluti.

Firmato: www.tuttostranieri.org , il moderatore

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Posted by on 22/02/2014. Filed under Italiano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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