Inchiesta su SOS di Arciconfraternita del SS.Sacramento e di S.Trifone

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Lexuar 3057
Business cooperazione.
INCHIESTA. Tra inafferrabili delibere e stranezze burocratiche, ombre sulle assegnazioni dei servizi della Sala operativa sociale del Comune di Roma. Un affare che Arciconfraternita si è misteriosamente aggiudicata.
Aveva motivo di sentirsi calunniato Francesco Ferrara, presidente di Arciconfraternita, chiamato businessman della solidarietà dall’estensore d’un documento anonimo che Ferrara definisce «un nemico diventato amico»? Forse l’aveva. Però dei vari quesiti che in un incontro gli ponemmo sull’attività della struttura legata alla Cei e che lui rappresenta nel mondo della cooperazione sociale non uno ha ricevuto risposta.

Non solo dal diretto interessato ma dalle istituzioni pubbliche che tali servizi predispongono e finanziano: Comune e Prefettura di Roma. Da quest’ultima attendiamo da un mese un lampo di luce sull’assegnazione – voci dicono diretta – ad Ariconfraternita dello sportello di accoglienza dei rifugiati all’aeroporto Leonardo da Vinci. Nell’incontro avuto Ferrara, scuoteva la testa e negava. Diceva «La porto in sede a vedere tutti i documenti». La sede era a due passi: via Collazia, quartiere Appio Tuscolano in Roma, oppure via Cividale del Friuli, stessa zona.

Francesco Ferrara ci ha però tenuti lontani dall’archivio e, ad esempio, dell’inafferrabile delibera dell’estate 2008 che decretava i vincitori e assegnatari d’una gara d’appalto per i servizi ai rifugiati politici gestiti nel romano Centro Enea, di cui i lettori di Terra hanno avuto modo di leggere il 26 giugno scorso, non c’è tuttora traccia. Delibera promessaci da Ferrara, dal vicecapo Gabinetto del Sindaco Veltroni Odevaine, dal direttore del Centro di via Boccea Romani, dall’ufficio stampa del V dipartimento del Campidoglio attualmente gestito dall’assessore Belviso, tutti interpellati settimane fa. Interessata alla nostra inchiesta la consigliera comunale Gemma Azuni s’è prestata a darci un aiutino per scavalcare l’asperrimo muro della burocrazia.

Allora i pazienti lettori potranno convenire coi vertici dell’Arciconfraternita che le menzogne hanno gambe corte e distorte. Per intrattenerli noi raccontiamo altre stranezze che vedono coinvolta l’associazione vicina alla Cei insieme alle cooperative gemelle: Tre Fontane e Domus Caritatis. Quest’ultima risulta regolarmente iscritta alla Camera di Commercio di Roma e lo statuto, come quello d’ogni cooperativa sociale recita le norme del buon governo allontanando qualsiasi tentazione di lucro. Il Servizio della Sala Operativa Sociale del Comune di Roma s’occupa di assistenza ai senza fissa dimora sparsi nella città.

Dal 2007 consta di una centrale operativa e un back-office, sei unità di strada diurne e una notturna, un affarino da 2.108.000 euro l’anno. Occupa circa un centinaio di addetti che operano per turni e hanno un contratto, d’ogni genere consenzienti i sindacati, con le Cooperative sociali che gestiscono il servizio. In occasione di quel primo bando l’Arciconfraternita subentrò alla Caritas che precedentemente gestiva un’assistenza anche se meno diffusa e strutturata.

Nel giugno 2009 venne emanato un nuovo bando per una gestione biennale del servizio. Il dirigente dell’Unità Organizzativa Barletta e il direttore del Dipartimento Scozzafava nominarono una commissione di funzionari che esaminarono le domande pervenute entro il 30 giugno. Fu stilata una graduatoria con tanto di voti che vide prevalere cooperative come il Cigno per la sala operativa, San Saturnino per l’unità del lotto 2, Impegno e promozione per il lotto 3 e via classificando. In quella circostanza Arciconfraternita si piazzava al secondo, terzo, sesto, settimo posto, mancando in teoria l’assegnazione di ogni servizio.

Eppure dicono taluni impiegati di viale Manzoni, 16 dove ha sede il V Dipartimento del Comune di Roma, che il signor Ferrara e altri dirigenti dell’Arciconfraternita, nel corso delle riunioni della commissione unici fra le cooperative in gara, s’aggiravano irritualmente per i corridoi della sede, giungendo anche ad affacciarsi nella sala. Della vicenda se ne occupò l’Avvocatura del Comune che suggeriva comunque di proseguire col bando e rinnovare le concessioni secondo la graduatoria di cui i membri avevano una copia ufficiosa giunta pure nelle nostre mani. Per questioni di vizi di procedura, la dirigenza del Dipartimento decideva di formare una seconda commissione, qualche cooperativa richiese l’accesso agli atti, qualcun’altra minacciò riscorso. Si vociferava che lo stesso Scozzafava avesse partecipato ad alcune sessioni della commissione non ottemperando alle norme del regolamento comunale.

Di fatto il Direttore con una nota del 12 novembre scorso revocò il bando sostenendo come lo imponessero le «linee guida contenute nella memoria di Giunta pervenuta il 16 settembre 2009, per procedere a un’ottimizzazione del servizio per unità di prodotto attraverso una razionale allocazione oltreché delle risorse umane e strumentali anche di quelle finanziarie». Così, abbastanza in contraddizione coi citati intenti di ottimizzazione di risorse umane, strumentali e finanziarie, il servizio è andato in proroga e chi come Arciconfraternita aveva gli appalti li ha potuti conservare. E poi dicono che la mano di Dio carezzi solo palloni da football.
Enrico Campofreda|Terranews.it

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Posted by on 14/07/2010. Filed under Sociale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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