Antica cultura albanese mista con quello contenporaneo.
Artisti e l' arte albanese nei secoli.
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Il cinema albanese
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Il cinema albanese, Posted 06 Mars 2009, 16:13
Imazh
Domenica è tempo di riflessioni e di pensieri in questi ultimi giorni ne ho avuti tanti.
L'esperienza che ho vissuto qui in questi giorni è difficile ancora da metabolizzare, cioè da vedere a mente fredda, ne sono ancora troppo dentro.
Continuo a credere che questo piccolo evento locale abbia una valenza non solo internazionale, ma universale in quanto l'Arte, e non solo la sua libertà, ma la sua “possibilità” di espressione interessa (o almeno dovrebbe) interessare tutti.

Ne parlo proprio con Eol, che incontro in corridoio e che mi dice proprio questo concetto. “Qui non stiamo soltanto combattendo per un affare albanese, ma per un affare che interessa tutti. La nostra volontà di mantenere viva la nostra Cinematografia è anche un discorso contemporaneo, in tutto il mondo si sta assistendo ad un cambiamento di atteggiamento dei governi nei confronti della produzione culturale. Ovunque si nota una atteggiamento di maggiore diffidenza, di maggiore controllo e nei casi peggiori di distruzione delle realtà culturali, portatrici di valori nuovi”.

Penso al caso di Cinecittà, il nostro Kinostudio, un bene statale praticamente svenduto alle Tv commerciali e mi è tutto chiarissimo.
La produzione artistica e culturale è il motore di ogni innovazione sociale e politica, ogni lotta politica ha avuto come base una teorizzazione intellettuale che ha assunto varie forme artistiche nel corso del tempo, e l'ultimo parte del secolo scorso ha avuto proprio il Cinema come forma principale di trasmissione di nuovi messaggi e nuovi valori.

Eol, continuando a parlarmi mi dice anche quali siano state le motivazioni che lo hanno spinto a ritornare in Albania, portandosi dietro moglie e figli e lasciando in Francia un lavoro sicuro e una prospettiva concreta di carriera nel Cinema.

“Vedi Flavio, quando si deve girare un film qui, negli ultimi anni si è sempre dovuto importare non soltanto macchinari, ma anche persone dall'estero per poterlo fare. La scuola serve proprio a questo, a far tornare indipendente questo paese nella produzione Cinematografica, senza ricorrere alla Francia per i direttori della fotografia o alla Germania per i macchinisti. Alcune produzioni straniere che hanno usato dei nostri studenti per lavorare a delle proprie produzioni qui li hanno poi richiamati anche in altre produzioni fuori di qui perché ne hanno apprezzato la loro professionalità. Quando noi Albanesi impariamo a fare una cosa lo facciamo per bene...”.

E il Cinema tra tutte le arti è quella che più ha bisogno di una formazione tecnica oltre che intellettuale. E questa scuola serve proprio a questo scopo.
Inoltre questo è un paese che ha avuto una sua tradizione Cinematografica e quindi una sua propria storia del Cinema che al pari di tutte le altre produzioni culturali (Letteratura, Pittura,Musica Scultura ecc.) ha lo stesso diritto di essere salvaguardata e stimolata dallo Stato stesso, che forse non ne ha capito fino in fondo la sua importanza.

Il Cinema è un arte che è anche un industria e che se sviluppata non può che giovare all'economia di un paese.
Il Cinema infatti, essendo un arte complessa si porta dietro varie infrastrutture sia produttive che distributive, e alimenta di riflesso tutte le altre forme di arte performative come la danza,il teatro e la musica ad esempio. Più film prodotti, significa oltre che più tecnici, anche più attori, più truccatori più scenografi e costumisti ecc. in una ruota che alimenta anche l'edilizia con la necessità di costruire più Cinema e teatri per permettere la diffusione dei prodotti e con essi anche l'offerta culturale aumenterebbe, più film nazionali ma anche più film dall'estero, festival internazionali, eventi artistici e quant'altro, tutto “indotto” economico da non sottovalutare.

E credo che, a pari livello, tra un film albanese e uno americano, un ragazzo di qui si andrebbe a vedere quello albanese perché ci si riconosce di più, perché è più vicino a lui e inoltre con la distribuzione contemporanea in dvd o altri mezzi di futura invenzione, questi film raggiungerebbero anche gli altri ragazzi albanesi che sono all'estero, creando altro indotto. E aumentando la produzione aumenterebbe la qualità, quindi la partecipazione a festival internazionali e con essa la visibilità di questo paese all'estero e quindi il turismo, e la ruota si allarga ancora di più.

Per fare questo c'è bisogno di tutta una progettualità nazionale, che a questo punto non sarebbe soltanto culturale ma anche economica.
Senza andare troppo lontano da qui, a Belgrado, in tempi recenti si è assistito ala nascita di un centro di produzione cinematografica di altissimo livello che ha attratto molte produzioni americane per l'alta professionalità e il basso costo della manodopera (paragonato agli standard americani) che oltre a portare soldi ha ristimolato la produzione nazionale che con i soldi ricevuti dagli americani li hanno reinvestiti nelle loro produzioni.
Insomma di soluzioni ce ne sono tante e anche gli sviluppi economici (e non stiamo parlando di spiccioli) non sarebbero affatto secondari, in un paese piccolo come l'Albania.

E non dimentichiamoci che l'industria culturale è l'industria del terzo millennio.
Scritto da Flavio Costa
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Hyser Hakani - Autore del primo film albanese, Posted 06 Mars 2009, 16:24
Autore del primo film albanese per il grande schermo, Hyser Hakani ha attraversato l'intera parabola del cinema nel "paese delle aquile". Oggi il regista si occupa di poesia, ma spera in un cinema che sappia ancora esprimere il carattere nazionale e trasmettere ottimismo

Hysen Hakani ha completato i suoi studi a Praga alla fine degli anni '50. E' il regista del primo film per il grande schermo albanese "Femijet e saj", (I suoi bambini, 1957). Il suo film "Debatiku" (1961) sulla partecipazione dei bambini alla guerriglia antifascista è uno dei film più visti e conosciuti del cinema albanese. Hakani è autore anche di diversi film documentari.

Com’è entrato nel mondo del cinema?

Sin dalle elementari, alla fine degli anni '30 a Tirana, giocavo a fare cinema, amavo l’arte, scrivevo poesie, cantavo e suonavo la fisarmonica. Ho frequentato il liceo artistico, recitavo, e quasi ogni settimana mi invitavano nelle aziende a recitare per i dipendenti. Nel '47 mi hanno preso per una pièce teatrale per il ruolo di un castagnaio. Poi ho vinto la borsa di studio in cinematografia, all’estero, dove mi sono laureato a pieni voti. Il mio lavoro di tesi è stato il film “Femijet e saj” (I suoi bambini), il primo film per il grande schermo albanese.

Di cosa parla “Femijet e saj”?Imazh

E’ la storia di un bambino che, morso da un cane, viene curato da una maga. Nel film il bambino però non si salva, e lei dopo la liberazione diventa un’educatrice, da qui il titolo “I suoi bambini”. La maga è la figura più bella del film.
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Che importanza ha avuto il cinema albanese per la società dell’epoca?

La fondazione del cinema albanese è stata una delle migliori invenzioni, perché ha permesso di testimoniare molti episodi dell’epoca grazie ai film documentari; come la bonifica del fiume Lana nel ‘45-‘46 da parte dei volontari, o l’arrivo dell’acqua potabile a Tirana.
Imazh
Come funzionava la censura e l’autocensura?

La censura incominciava già dal progetto: ci veniva presentato il piano tematico, e noi dovevamo solo applicarlo. Persino i nomi dei personaggi ci venivano imposti: uno si doveva chiamare Niko, l’altro Krenar. Più di una scena del film “Il circo in campagna” è stata censurata, ho dovuto modificare il film “la Coscienza” inserendo tutti i personaggi che mi sono stati richiesti, altrimenti non me l'avrebbero fatto produrre. Anche per “Mysafiri” (l’Ospite) ho avuto dei problemi, perché la mia rappresentazione di un locale rendeva attraente il capitalismo.

Quali erano le tematiche? Avevate delle direttive?

Era molto difficile avere delle tematiche proprie, di solito venivano applicate strettamente quelle che c’erano.
Imazh
Che cosa distingue il cinema albanese dagli altri?

Nei film albanesi deve dominare la tematica albanese trattata “albanesemente”. All’epoca, due giovani innamorati non si potevano baciare e abbracciare in pubblico, dovevano guardarsi attorno, a destra e a sinistra, se c’era qualcuno che li poteva vedere. Non sono un conservatore, ma bisogna rispecchiare la realtà.

Come è stata creata la prima scuola del cinema?

E’ stato merito di Sokrat Mio, e di un altro attore che non viene mai menzionato, Nikolla Panajoti. Era brillante. Sokrat ha fondato il Teatro Nazionale Albanese.


Cos’ha ereditato il cinema albanese di oggi dal passato?

Oggi il cinema non ci sarebbe se non fosse per i duri tempi degli esordi, quando si faceva la fame per lavorare. Grazie alla scuola di cinema si è cominciato ad insegnare cos’è il primo piano, cosa significa esposizione, come si espone il conflitto principale, i sub conflitti, come vengono risolti, se parallelamente o in discontinuità.

Lei diceva che all’epoca il cinema albanese subiva l’influenza del neorealismo italiano. Invece nel post comunismo, si nota ancora questa tendenza o ci sono altri influssi?

Ejzenstejn, nonostante fosse tra i primi registi che si conoscano, rimane tuttora un pilastro, Chaplin riusciva a produrre commedie dalle tragedie. Il neorealismo trasmetteva la realtà com’era. Un proverbio dice: non dipingere il diavolo più brutto di quello che è.

Spesso la gente guarda i film di una volta. Secondo lei, questo avviene per nostalgia o perché si tratta effettivamente di buoni film?

Mi piace questa domanda. Questo avviene perché la gente ama i nostri vecchi film, perché rispecchiano lo spirito albanese, si vede che si svolgono in Albania.

Il lavoro del cineasta è più difficile oggi o quando lavorava lei?

Bisogna considerare due elementi, la libertà di espressione e l’aspetto economico. Per quanto riguarda la libertà di espressione si sta meglio oggi: non esiste più il piano tematico, quindi il regista è libero di scegliere il tema che più gli interessa e di trasmettere il suo messaggio al pubblico. Dal punto di vista economico, oggi si sta meglio nella misura in cui si riescono a procurare i finanziamenti; noi lavoravamo in condizioni molto misere rispetto ad oggi.

Di cosa si occupa lei adesso?

Io scrivo poesie. Questo perché le finanze sono diventate una nuova forma di censura. Con un film posso trattare un tema, mentre con le poesie posso trattarne centinaia.

Come vorrebbe che fosse oggi il cinema?

Vorrei che fosse più albanese possibile. Che si sentisse l’”albanesità”, l’amore per il proprio paese, l’ottimismo per un futuro migliore.
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