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La notte ultima

PostPostuar: 05 Shkurt 2009, 14:35
nga Francesca
Racconto autobiografico.

<<La notte ultima

Da lontano si udivano ancora gli schiamazzi e le risate, gli ultimi botti e qualche fuoco d'artificio. Adriano e Chiara salutarono gli amici e salirono sulla vecchia e scassata Cinquecento, passata come un pietoso regalo della vecchia zia ad Adriano.
Stavano insieme da un anno, sedici anni lei, venti lui. Avevano ballato tanto, quella sera, nella bella villa di Marcone, sopra Bargecchia, sulle colline a pochissimi chilometri dalla costa versiliese. Erano stati gli unici che non avevano bevuto.
La Cinquecento una volta era rossa. Adesso era stata ridipinta di grigiazzurro ed era bruttissima. Quando passava, sembrava un topo in fuga. Lo stesso colore. Andava avanti per grazia di Dio, a benzina e bestemmie, a sobbalzi. Ogni tanto il motore si fermava, faceva i capricci. Ormai era come un vecchio novantenne ammalato che conta i giorni.
La discesa, quella strada di campagna buia e deserta, era illuminata solo a tratti dalla luna, quando si degnava di fare capolino dietro le nuvole e dai fari che emanavano una luce stanca, giallognola e opaca.
Il loro tragitto era accompagnato da un odore di umido, quasi l'odore dei funghi, e bordato dalle piane e dai prati, grondanti di ulivi dalle foglie argentate.
Ridevano, in macchina, spettegolando sulla serata, un riso sano. Non ne avevano bisogno, loro, di sostanze, per divertirsi. Adriano aveva un senso dell'umorismo quasi britannico. Sembrava un'acqua cheta, poi, all'improvviso, sparava una battuta sottile, esilarante. Era molto amato dai suoi amici.
La Cinquecento si mise a fare le solite bizze.
_ Ancora._ Commentò Chiara, sbuffando.
Raggiunsero un lampione e si accostarono sotto la sua luce, sul bordo della strada.
_ Vado a vedere che ha, questa stronza, arrivo subito. _ Disse Adriano, scendendo.
Intorno, un silenzio quasi irreale, da lontano qualche rimanente e sporadico lieve rumore di qualche festa, in qualche casa.
Si guardò intorno, posando a lungo lo sguardo su un grande ulivo alla sua destra. Respirò profondamente. Non era poi tanto freddo.
Fece il giro dell'auto ed aprì lo sportello del motore, sul retro.
_ Allora?_ Chiese Chiara dal sedile anteriore.
Lui si strinse nelle spalle.
Dal nulla, comparve una Panda bianca. Come un fantasma, un predatore.
E all'improvviso il nulla. Con tutto lo spazio che c'era, centrò in pieno Adriano. Assurdo.
La lamiera dello sportello semiaperto gli squarciò il ventre. La Panda lo spiaccicò all'istante. La Cinquecento fu sbalzata in un fosso un pezzo più avanti.
Chiara, all'interno, iniziò a gridare fuori di sé, cercando di uscire dal finestrino. Quando ci riuscì, corse di nuovo sulla strada. La luce del lampione illuminava il corpo esanime di Adriano, sdraiato in un lago di sangue. Morto sul colpo, rattrappito su se stesso. La ragazza che guidava la Panda rideva, chiaramente alterata, si sarebbe venuto a sapere successivamente, da droga e alcol.
Chiara corse e corse, urlando, fino a raggiungere un casolare. Si attaccò al campanello, e si sbucciò le nocche delle dita bussando al portone. Venne chiamata un'ambulanza.
La sirena risuonò nel silenzio della notte. Da lontano si udì l'ultimo scoppio dell'ultimo fuoco di artificio e un coro: Auguri! Felice anno nuovo! >>

Re: La notte ultima

PostPostuar: 05 Shkurt 2009, 22:42
nga Clara
Bello e drammaticamente reale ...
Quanti Adriano ogni sabato sera...
Qante Chiara a cui alcool e droga avranno segnato la vita per sempre...

:hugs:

Re: La notte ultima

PostPostuar: 06 Shkurt 2009, 21:24
nga I-AMESHUAR
Bellissimo lo scritto e triste il contenuto :hugs:

Ci porti altri scritti del genere tuo. daiiii :mandi:

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