Nasce l'idea partendo dalla voglia estroversa di un incontro culturale tra l' Albania e l' Italia. Qui potete conoscervi meglio e chiedere tutto ciò che siete interessati su l' Abania e i albanesi. Benvenuti tra noi.
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La crisi economica
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 21 Nëntor 2009, 08:27
La crisi economica porta la cassa integrazione per Eutelia

Imazh

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Lavoratori Eutelia

Eutelia ha avviato la procedura di Cassa Integrazione Ordinaria, finalizzata al riequilibrio momentaneo del numero degli addetti.

Lo comunica la stessa azienda precisando che la decisione tiene anche conto "dell'occupazione di alcune sedi aziendali da parte di dipendenti in agitazione di societa' del Gruppo Omega".
http://www.rainews24.rai.it
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 21 Nëntor 2009, 09:18
Allarme in banca: "rosso" 20 miliardi

Imazh

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Corrado Faissola


«Non ci attendono mesi facili, di questo dobbiamo essere consapevoli»
La stima del presidente dell'Abi, Faissola, sui crediti: «Da molti mesi registriamo una crescita delle sofferenze»

MILANO - Allarme di Corrado Faissola, presidente dell'Abi, l'associazione delle banche italiane, sulla qualità del credito in Italia. Le perdite su crediti «a fine anno temo non saranno lontane dai 20 miliardi», rispetto ai circa 11 miliardi di euro dei primi nove mesi dell'anno, ha detto Faissola.

Faissola, intervenuto all'assemblea annuale dell'Aibe (l'Associazione delle banche estere in Italia), ha detto che «non ci attendono mesi facili e di questo dobbiamo essere consapevoli». «Da molti mesi - ha aggiunto - il nostro sistema bancario sta registrando una crescita delle sofferenze. A settembre 2009 quelle lorde sono risultate pari a 55 miliardi di euro, in crescita del 25% su base annua e superiore al 3% in rapporto agli impieghi».

Faissola ha poi spiegato che «nel primo semestre del 2009 le rettifiche di valore nette per il deterioramento dei crediti sono state pari a oltre 9 miliardi». Un dato che si è ulteriormente aggravato nel terzo trimestre: «i dati preliminari dei primi nove mesi e relativi alle prime undici banche, parlano di oltre 11 miliardi». «A fine anno - ha concluso - non saremo lontani dai 20 miliardi, traguardo che ovviamente ci auguriamo di non raggiungere».
Corriere della Sera
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 22 Nëntor 2009, 19:24
Turismo: -4,7% presenze in hotel

Imazh


Tra mete preferite italiani Sicilia, Puglia, Emilia Romagna
RIMINI, 21 NOV - Nel periodo gennaio-settembre 2009 le presenze nelle strutture alberghiere italiane sono diminuite del 4,7% rispetto al 2008.

La Sicilia e' tra le mete preferite dagli italiani. Sul podio anche la Puglia e l'Emilia- Romagna. La regione con piu' addetti nel settore alberghiero e' la Lombardia (167.000), seguita da Emilia-Romagna (97.000) e Veneto (93.000).
ANSA
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 22 Nëntor 2009, 20:08
Spagna:100 mila contadini in piazza

Imazh

Traffico deviato e strade chiuse a Madrid
MADRID, 21 NOV - Oltre 100 mila contadini sono scesi in piazza a Madrid per protestare contro il crollo dei prezzi che pregiudica la loro attivita'. La marcia, dal centro della capitale verso il ministero dell'Agricoltura, aperta dai trattori, ha costretto le forze dell'ordine a deviare il traffico e chiudere molte strade, causando disagi per gli automobilisti. La manifestazione di segue lo sciopero in cui centinaia di migliaia di contadini hanno incrociato le braccia e fatto blocchi stradali.
ANSA
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Antarësuar: 28 Janar 2009, 13:10
La crisi economica, Posted 22 Nëntor 2009, 21:25
Mi piache questo tema!
Grazie! :flm
''Skllavëria jonë vjen nga fakti se i nënshtrohemi Sundimit të Gënjeshtrës, se nuk ia çjerrim Maskën e nuk protestojmë kundër saj çdo ditë”:Martiri Polak, Frati Jerzy Popiełuszko. Në shqipë prej polonishtes Bep Martin Pjetri
"Ku asht Shpirti i Zotit, aty asht Liria"("Ubi spiritus Domini ibi libertas") At Gjergj Fishta
"Të vdekun kanë lindë ata, që Sot Heshtin!"Fritz Kolë Radovani
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 30 Nëntor 2009, 00:22
CROLLA DUBAI: LA CRISI ARRIVA IN PARADISO

Imazh


Chi pensa che la grande crisi sia già arrivata e magari da credito alle voci di coloro che gridano che ormai il peggio è passato, si sbaglia di grosso!
Oggi in USA è il giorno del ringraziamento ed è festa; tutte le banche, le borse e gli uffici finanziari sono chiusi. Domani, venerdì, molti faranno ponte in vista del sabato e della domenica. Quattro giorni di quasi totale chiusura delle attività finanziarie. Se non ci fosse stata questa festività, oggi avremmo assistito ad un grande tracollo di Wall Street o per meglio dire Wall Street si sta salvando dal tracollo solo perché è chiusa per festività! La storia si ripete.
Corsi e ricorsi che ritornano. Lo schema della crisi odierna continua ad essere quello della crisi del 1929-1933.
In queste ore è arrivata la notizia bomba della crisi della Dubai World (famosa per la sua controllata Nakheel, quella che ha costruito in pieno golfo l'Isola delle Palme), la finanziaria di uno degli stati più ricchi del mondo, gli Emirati Arabi Uniti.

La Dubai World ha chiesto ai suoi creditori una moratoria di sei mesi, ossia ha chiesto di sospendere i pagamenti dei debiti per sei mesi, perché ovviamente non è in grado di pagare. I creditori in parole povere non hanno molte alternative: accettare o dire addio a una parte consistente dei soldi prestati, che ammontano a circa 59 miliardi di dollari, che non sono degli spiccioli.

La crisi arriva in Paradiso!
Questa finanziaria degli Emirati Arabi Uniti è proprietaria di una parte delle azioni della London Stock Exchange LTD, la Borsa di Londra e di conseguenza anche della Borsa Italiana fusasi con quella di Londra. Non solo: i principali creditori di questa finanziaria (Royal Bank of Scotland, Barclays, Hsbc, Lloyds e Credit Suisse), quelli che rischiano di perdere i 59 miliardi di dollari prestati a questa finanziaria, sono quotati appunto alla borsa di Londra. Oggi, con la chiusura di Wall Street, la Borsa di Londra è stata il punto di riferimento mondiale, ossia scende la borsa di Londra, scendono tutte le altre.
Le banche creditrici sono ovviamente tutte fortemente scese; fortunatamente il panico è stato arginato grazie ad un provvidenziale guasto tecnico che ha messo fuori uso la borsa di Londra per varie ore. Solo questa festività forzata di alcune ore alla borsa di Londra è riuscita a limitare il crollo.
Guasti tecnici provvidenziali e festività sono eventi che appaiono magicamente a salvare dai crolli; peccato che hanno effetti momentanei. Il crollo sarà inevitabile.
Ricordiamo ancora che tra le principali banche creditrici di questa finanziaria araba ci sono HBOS e Royal Bank of Scotland, che all’indomani del crollo della Lehman Brothers furono segretamente salvate da un provvidenziale intervento della Banca d'Inghilterra che concedette loro prestiti segreti per 62 miliardi di sterline, un centinaio di miliardi di dollari! Il tutto per evitare il panico ed il crollo generale del sistema. La notizia è stata rivelata proprio oggi da Swissinfo (1)

Parlavamo dei corsi e ricorsi storici e della crisi del 1929. Nel 1933 il nuovo presidente USA, Franklin Delano Roosevelt (in carica dal 4 marzo 1933 al 12 aprile 1945), subito dopo aver assunto l’incarico, nel bel mezzo della grande depressione, inventò una festività bancaria di 4 giorni, ossia le banche furono chiuse per 4 giorni ed i clienti non potettero prelevare i risparmi. Alla fine della provvidenziale lunga festività, quando le banche riaprirono, oltre 2000 continuarono a fare festa, ossia non aprirono mai più; erano fallite ed il provvidenziale intervento di Roosevelt è riuscito ad impedire che i clienti ritirassero i loro risparmi (2). Oggi siamo nella stessa situazione: banche e borse chiuse negli USA ed annuncio di questo immenso crack proprio durante questa lunga provvidenziale chiusura.
Se l’annuncio del default di Dubai fosse intervenuto con Wall Street aperta, qui si sarebbe diffuso il panico, che si sarebbe subito propagato a tutto il mondo, perche Wall Street è la borsa di riferimento mondiale: crolla lei, crollano tutte le altre borse.
Pensare che l’annuncio del default della Dubai World nel giorno della chiusura di Wall Street sia solo semplice coincidenza è cosa che ovviamente possono credere solo chi crede ai Babbo Natale e a coloro che gridano alla fine della crisi.

La crisi non è passata, anzi la vera crisi sta per arrivare e arriverà perché al contrario di quanto hanno voluto farci credere, il vero motivo della crisi è nella caduta del saggio di profitto delle imprese ed analizzando i dati della economia USA del terzo trimestre (quello in cui c’è stato un lieve rialzo del PIL che ha fatto gridare alla fine della crisi) il saggio di profitto delle imprese continua a cadere.
Attilio Folliero, Caracas
www.folliero.it
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 30 Nëntor 2009, 00:28
2009, fuga da Dubai...La crisi arriva anche in paradiso

Imazh

L'emirato arabo più aperto agli investimenti stranieri sta vivendo uno dei suoi momenti peggiori: metà dei cantieri chiusi e migliaia di persone senza lavoro che se ne vanno. Lasciando dietro di sé un cimitero di auto abbandonate.

Questo reportage è pubblicato sul Venerdì di questa settimana

"Sono almeno duemila le macchine abbandonate all'aeroporto di Dubai, con le chiavi inserite nel quadro. I proprietari sono saliti su un aereo per non tornare mai più. Il deserto comincia la sua avanzata. Macchine abbandonate, ma anche carte di credito buttate nei cestini, vestiti lasciati negli armadi. Migliaia di persone ogni settimana lasciano la città...".

A parlare è un tassista nel romanzo reportage di Sergio Nazzaro, Dubai Confidential (Elliot, pp. 143, euro 16). Una voce diretta su quanto sta accadendo a Dubai da quando la crisi ha messo fine a una lunghissima sbornia: imprese che hanno smesso di costruire, investitori che reclamano i propri soldi e un Paese in cui tutto è emanazione della famiglia reale, improvvisamente indecisa sul ruolo da giocare. Chi deve restituire i soldi agli investitori? I costruttori o il governo, che ha smesso di garantire la realizzazione delle infrastrutture? Risultato, oggi Dubai è invasa di cause legali.

Racconta questi "tempi duri e ambigui", Nazzaro, napoletano di 36 anni, alle prese con un mondo, quello di Dubai, che frequenta ormai da quasi cinque anni come agente immobiliare. Un mondo dove, nel giro di poco tempo, "sono stati raggiunti record d'ogni tipo".
La compagnia aerea più efficiente (Emirates vanta anche un programma di voli eco-efficienti all'avanguardia), la metropolitana automatizzata più estesa (Dubai Metro, completamente sopraelevata e con un design avveniristico, è lunga settanta chilometri), l'isola artificiale più grande (Palm Island Jumeirah), la fontana più costosa (su Dubai Fountain, per dirne una, sono stati piazzati 6600 luci e cinquanta proiettori colorati), il grattacielo più alto (Burj Dubai, con i suoi 780 metri, ha battuto ogni primato).

Protettorato inglese sul finire del secolo, Dubai divenne uno dei sette Emirati Arabi Uniti nel 1971, ma la sua crescita vertiginosa inizia solo una quindicina di anni fa. E nel corso del tempo si lega sempre meno al petrolio, e sempre più al commercio e al turismo. Lo sviluppo immobiliare è frenetico, fondato su opere mirabolanti e anche più piccoli progetti, che, nell'insieme, arrivano a portare qui quasi un quarto di tutte le gru esistenti nel mondo.

Ma, nel corso del 2009, la crisi economica non ha lasciato scampo. I progetti di edilizia residenziale e commerciale, il cui completamento era previsto tra l'anno in corso e il 2012, sono in forse. Oltre il 50 per cento dei cantieri di Dubai ha subìto gravi ritardi (molti hanno chiuso). Persino la realizzazione del Burj Dabai - l'ultima meraviglia dell'emirato - è stata così accidentata, che la data dell'inaugurazione è stata annunciata e disdetta più volte.

Così il 45 per cento del personale impiegato nell'edilizia ha perso il lavoro. Si tratta per lo più di stranieri - provenienti principalmente da India, Pakistan e Bangladesh - da sempre pagati una miseria e confinati in "campi immensi, riservati alle abitazioni degli operai", e ora costretti a tornare nel Paese d'origine, senza alcuna garanzia.

Come racconta anche Nazzaro nel suo libro, a Dubai "non ci sono sindacati, lo sciopero non è ammesso, si lavora sotto il sole bruciante a 40 gradi". E, se ti licenziano, hai solo trenta giorni per trovarti un altro lavoro, altrimenti sei un clandestino e rischi l'arresto: ecco il perché delle auto abbandonate nel parcheggio dell'aeroporto, con tanto di chiavi inserite. Vero, però, che le morti sul lavoro sono meno che da noi: "Il governo è estremamente sensibile alle critiche. Di fronte ai dossier (come quello della ong Human Rights Watch del 2006, che denunciava la semischiavitù dei lavoratori impiegati nell'edilizia), che sono stati pubblicati in Occidente, hanno cominciato a preoccuparsi e a intervenire".

Il libro di Nazzaro racconta anche la Dubai dove "tutto è tenuto sotto controllo e le pene per chi "sgarra" sono aspre". Se guidi e hai bevuto, per esempio, "innanzitutto vieni frustato e, poi, ti fai almeno tre mesi di galera". Se emetti un assegno in bianco, "finisci dentro e ci resti finché non saldi il debito". Per non parlare dell'adulterio, "punito con il carcere". E questo nel Paese in cui la concentrazione di prostitute è la più alta del mondo.

Difficile, per un occidentale, comprendere certi meccanismi. "I primi tempi mi sentivo accerchiato" spiega ancora Nazzaro. "Poi ho scoperto che la parola tolleranza si può declinare in molti modi. E che questo Emirato ha rappresentato una grande speranza per tante persone, l'idea che un "incontro di civiltà" sia possibile. Ora la scommessa è che quella speranza non crolli miseramente a causa della crisi".
MATTEO NUCCI
http://www.repubblica.it
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