Nasce l'idea partendo dalla voglia estroversa di un incontro culturale tra l' Albania e l' Italia. Qui potete conoscervi meglio e chiedere tutto ciò che siete interessati su l' Abania e i albanesi. Benvenuti tra noi.
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La crisi economica
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
La crisi economica, Posted 12 Nëntor 2009, 17:48
La storia della crisi economica

Imazh


La grande depressione, detta anche crisi del 1929, grande crisi o crollo di Wall Street, fu una drammatica crisi economica che sconvolse l'economia mondiale alla fine degli anni venti, con gravi ripercussioni durante i primi anni del decennio successivo. La depressione ebbe alla propria origine contraddizioni simili a quelle che avevano portato alla crisi economica del 1873-1895. L'inizio della grande depressione è associato con la crisi del New York Stock Exchange (borsa di Wall Street) avvenuta il 24 ottobre del 1929 (giovedì nero), a cui fece seguito il definitivo crollo della borsa valori del 29 ottobre (martedì nero).

La depressione ebbe effetti devastanti sia nei paesi industrializzati, sia in quelli esportatori di materie prime. Il commercio internazionale diminuì considerevolmente, così come i redditi delle persone fisiche, il gettito fiscale, i prezzi e i profitti. Le maggiori città di tutto il mondo furono duramente colpite, in special modo quelle che basavano la loro economia sull'industria pesante. Il settore edilizio subì un brusco arresto in molti paesi. Le aree agricole e rurali soffrirono considerevolmente in conseguenza di un crollo dei prezzi fra il 40 e il 60%. Le zone minerarie e forestali furono tra le più colpite, a causa della forte diminuzione della domanda e delle ridotte alternative d'impiego.
Wikipedia

La crisi economica mondiale e la futura società senza contanti
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 12 Nëntor 2009, 18:11
La crisi travolge gli acquisti bulimici
Arriva il consumatore 'competente'

Eugenio Benetazzo Anno Zero


Bernie Madoff e la truffa più grande del secolo


Seconda edizione dell'Osservatorio sui consumi degli italiani, diretto da Fabris Il 79,9% degli italiani spende meno e meglio, il 73% contro gli imballaggi inquinanti.Il 92,4% sceglie prodotti che non implichino un rapporto 'predatorio' con la terra.Crescono del 10% gli acquisti biologici, in tanti dicono basta anche a sconti e promozioni.

ROMA - E' finita l'era del consumatore bulimico. "I Love Shopping" non abita più qua. Al suo posto c'è il consumatore "competente", figlio della crisi ma anche di un rapporto più equilibrato con la società, l'ambiente e la qualità. E' un consumatore che vuole comprare solo quello che gli serve davvero e che non vuole spendere più del necessario, essendosi lasciato ormai alle spalle l'equazione "più consumi = più felicità". A sostenerlo è l'Osservatorio sui consumi degli italiani, indagine diretta da Giampaolo Fabris, professore ordinario di Sociologia dei Consumi presso l'Università Vita-Salute S. Raffaele di Milano, basata su dati Ipsos, e presentata stamane a Roma da Consumers' Forum, l'associazione costituita nel 1999 che riunisce imprese e associazioni consumeristiche.

Il 79,7 per cento degli intervistati dichiara infatti di spendere meno e meglio, il 73 per cento ritiene che le confezioni dei prodotti debbano essere ridotte perché inquinano, il 70,4 per cento ritiene che nelle etichette dei prodotti debbano esserci più indicazioni utili. Dice no agli OGM il 75,6 per cento degli interpellati, mentre chiede prodotti che "non implichino un rapporto predatorio con la terra" il 92,4 per cento. Nonostante il vistoso calo generale dei consumi, infine, aumenta del 10 per cento rispetto al 2008 il consumo di prodotti biologici.

"I consumatori sono diventati più esperti, chiedono alle aziende più qualità e alle associazioni che li rappresentano più presenza - rileva Sergio Veroli, presidente di Consumers' Forum - Il nuovo consumatore è per necessità più attento a non sprecare, al rapporto prezzo-qualità e più responsabile verso l'ambiente. In altri termini, si può definire un consumatore virtuoso".

Ma è anche un consumatore progredito, che utilizza al meglio tutte le tecnologie a sua disposizione per informarsi e scegliere, rifiutando di farsi imbonire dalla pubblicità e anche dalle cosiddette offerte speciali. Scende infatti dal 51,9 al 47 per cento la percentuale di consumatori "molto attenti a sconti e offerte" e regredisce dal 46,3 al 38,5 per cento la percentuale di chi punta ai saldi per gli acquisti.

"Determinante per la nascita di questa nuova generazione di consumatori è stata la rete Internet - spiega Giampaolo Fabris - Oggi possiamo, in tempo reale, confrontare prodotti, prezzi, qualità e le opinioni degli altri consumatori nei confronti di un bene o di un servizio sul mercato. Questo significa che oggi il comsumatore cercando di spendere meno si può imbattere in prodotti di qualità a prezzo medio-basso: una bella sorpresa".

L'indagine parla di nuovi comportamenti come il boicottaggio dei prodotti lontani da regole etiche di produzione, ma tornano anche comportamenti un tempo cari agli italiani, a cominciare dal "senso della misura". Passa dal 33,5 al 36,1 per cento la quota di chi ritiene di avere "tante cose inutili", dal 74,9 al 79,7 quella di chi pensa che sia meglio ridurre i consumi per vivere meglio, e dal 30,6 al 34,9 la percentuale di chi ritiene di avere troppi abiti.
ROSARIA AMATO
La Republica
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Antarësuar: 29 Janar 2009, 18:49
Re: La crisi economica, Posted 12 Nëntor 2009, 23:44
il senso della misura per forza HAHAHHAHAH
non ci sono soldi.
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 12 Nëntor 2009, 23:51
Più di 200 mila dissocupati in Swizzera nel 2010

Imazh


L'economia svizzera attraverserà una fase di recessione più forte del previsto. Nel 2010 il tasso di disoccupazione potrebbe superare il 5%, stando alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO).

"In seguito al forte tracollo congiunturale che ha colpito ogni angolo del pianeta, dallo scorso dicembre 2008 le previsioni economiche si sono alquanto offuscate anche per la Svizzera", scrive martedì la SECO.

Il prodotto interno lordo dovrebbe registrare quest'anno una diminuzione del 2,2%, quasi il triplo rispetto a quanto previsto in dicembre. Per la SECO la fase critica dovrebbe venir superata verso la fine dell'anno – "a condizione che si verifichi una graduale stabilizzazione dei mercati finanziari internazionali e della congiuntura mondiale" – e nel 2010 dovrebbe delinearsi una lenta ripresa.

La situazione sul mercato del lavoro, già fortemente degradatasi negli ultimi mesi, peggiorerà sensibilmente: l'anno prossimo il tasso di disoccupazione dovrebbe raggiungere il 5,2%, secondo gli esperti della SECO. Il numero di disoccupati – 132'402 a fine febbraio, ossia il 3,3% della popolazione attiva – potrebbe superare nel 2010 la soglia dei 200'000. Per ritrovare una simile cifra bisogna risalire al 1997.

Giovanni Ferro Luzzi, professore di economia politica e collaboratore dell'Osservatorio universitario dell'impiego dell'Università di Ginevra, non è sorpreso dalla rapida degradazione della situazione.
swissinfo: Nel 2010 la disoccupazione potrebbe raggiungere il 5,2%, quasi l'1% in più di quanto era stato pronosticato tre mesi fa. C'era da aspettarselo?

Giovanni Ferro Luzzi: Sì, certamente. L'economia è ormai entrata in recessione e la disoccupazione segue sempre l'evoluzione congiunturale, seppur con un certo ritardo.

Le imprese in un primo tempo cercano di limitare al massimo i licenziamenti, da un lato poiché vogliono conservare la loro manodopera, spesso composta da lavoratori con una certa formazione, dall'altro perché la rotazione costa. Vista la situazione congiunturale, molte aziende non potranno però fare altro che tagliare nel personale.
swissinfo: Ci sono dei settori che se la caveranno meglio? L'edilizia, almeno per il momento, non sembra subire grandi contraccolpi; per ciò che concerne il commercio al dettaglio, Il 'discounter' tedesco Lidl apre in questi giorni diversi negozi.

G. F. L.: Tutto ciò che concerne i beni di prima necessità – e quindi l'alloggio e l'alimentazione – è generalmente meno toccato.

Forse, in periodi di crisi economica la gente ci pensa due volte prima di comperare una casa. Attualmente, però, la situazione è un po' ambigua, poiché i tassi ipotecari sono estremamente bassi.
swissinfo: Molte aziende ricorrono alla disoccupazione parziale, che ha il vantaggio di fungere un po' da calmiere. Pensa che questo sistema potrà limitare i danni ancora per molto tempo?

G. F. L.: La disoccupazione parziale è sicuramente lo strumento ideale per risolvere problemi temporanei, legati alla congiuntura. A mio avviso dovrebbe essere sviluppato ancor di più. Non torna a vantaggio solo degli impiegati, ma anche dei datori di lavoro, i quali non devono preoccuparsi di ritrovare personale che già conosce l'azienda.

Se invece una ditta ha problemi di ordine strutturale è uno strumento inefficace, poiché nulla assicura che le attività riprenderanno a un ritmo normale.
swissinfo: Negli ultimi mesi la disoccupazione è aumentata in modo sensibile soprattutto tra i giovani. È un dato preoccupante oppure in fin dei conti queste persone riescono a reinserirsi abbastanza velocemente nel mercato del lavoro?

G. F. L.: I giovani sono naturalmente i primi ad essere colpiti, semplicemente perché non riescono a trovare un lavoro una volta finiti gli studi.

Ciò che si osserva è che in questi casi i giovani prolungano la durata della formazione. È chiaro che una volta usciti dalla scuola non hanno un'esperienza lavorativa, ma per lo meno hanno potuto impiegare il periodo di disoccupazione in modo utile.

Per chi ha 50 anni tornare sui banchi di scuola è invece molto più difficile.
swissinfo: I sindacati auspicano corsi d'aggiornamento per le persone che si trovano in disoccupazione parziale. Ritiene sia un provvedimento sensato?

G. F. L.: Per persone che si trovano in disoccupazione parziale a causa della situazione congiunturale non è per forza una necessità, poiché non devono riconvertirsi professionalmente.

Detto ciò non si tratta sicuramente di una perdita di tempo. È sempre positivo migliorare le competenze nel proprio ramo.
swissinfo: In molti paesi europei la crisi ha avuto finora ripercussioni molto più devastanti rispetto a quanto successo in Svizzera. In Spagna, ad esempio, solo in gennaio sono stati registrati 200'000 disoccupati in più. Come mai in Svizzera in generale le crisi arrivano più tardi e non si traducono in tassi di disoccupazione a due cifre?

G. F. L.: Forse l'economia svizzera ha resistito meglio grazie all'ottimismo delle imprese. Probabilmente non si pensava che la degradazione potesse essere così forte come negli altri paesi.

Per quanto concerne il mercato del lavoro, quello svizzero è più flessibile. In Francia, Spagna o Germania, le aziende quando devono licenziare lo fanno con largo anticipo, poiché si tratta di procedure molto costose e pesanti. In Svizzera, invece, una ditta non ha bisogno di sviluppare in anticipo delle strategie di licenziamento.

Più in generale, la disoccupazione è generalmente meno elevata in Svizzera per un insieme di fattori, non da ultimo per il sistema di formazione professionale. L'apprendistato, ad esempio, permette un'integrazione più facile sul mercato del lavoro.
Intervista di Daniele Marian
http://www.swissinfo.ch
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 13 Nëntor 2009, 00:04
Crisi. Stime disoccupazione Ue, Italia sotto media nel 2010-11

Imazh


Continua l'allarme disoccupazione in Europa. Anche se secondo le nuove previsioni della Commissione Ue il tasso di disoccupazione nella zona euro salirà al 10,7% nel 2010 - un pò meno rispetto alle precedenti stime di Bruxelles - e al 10,9% nel 2011. La situazione più difficile è quella della Spagna, dove la disoccupazione arriverà al 20% nel 2010 e al 20,5% nel 2011. L'Italia, invece, resta sotto la media di Eurolandia, con un tasso all'8,7% sia nel 2010 che nel 2011. "Le condizioni del mercato del lavoro resteranno deboli", spiega l'esecutivo europeo, sottolineando però come tale mercato di fronte alla recessione si sia mostrato "più resistente del previsto", grazie anche alle misure di breve termine prese dai governi e alle riforme fatte nel passato. Nonostante ciò, nel 2010 e 2011 è previsto un aumento delle persone senza lavoro, con una "stabilizzazione graduale" dalla fine del 2010.
http://www.conquistedellavoro.it

Nel 2010 disoccupazione in aumento in Italia
L’Ocse lancia l’allarme disoccupazione in Europa, e avverte: se per alcuni Paesi si può dire che il peggio sia passato, per altri, come Italia, Francia e Germania, la gran parte dei guai per i lavoratori devono ancora arrivare. Nell’outlook sull’occupazione 2009 che è stato presentato ieri, l’Ocse afferma che la crisi finanziaria e economica, ”la più grave di questi ultimi cinquant’anni”, si è rapidamente trasformata in una crisi dell’occupazione e le prospettive a medio termine ”non sono incoraggianti”.

Il tasso di disoccupazione nell’area dell’Ocse ”dovrebbe continuare a crescere nel 2010 e nel secondo semestre aggirarsi intorno al 10%”, colpendo di fatto 57 milioni persone: ”un nuovo record dalla fine della seconda guerra mondiale”. Nel documento viene evidenziato come siano le categorie ”gia’ svantaggiate” ad essere maggiormente colpite dalla crisi: i giovani, i lavoratori poco qualificati, gli immigrati, i membri delle minoranza etniche e tra loro quelli che sono precari o lavorano a tempo determinato.

A partire del secondo semestre del 2008, osserva l’organizzazione internazionale, numerosi paesi membri e non membri dell’Ocse hanno registrato un forte calo della produzione, che ha provocato ”una flessione molto consistente dell’occupazione e un aumento vertiginoso” della disoccupazione. Dal 5,6% nel 2007, il livello piu’ basso mai registrato negli ultimi 25 anni, il tasso di disoccupazione dell’area dell’euro ha raggiunto l’8,3% nel giugno del 2009, ossia 15 milioni di disoccupati in piu’.

Nel 2010 si potrebbe dunque raggiungere i 25 milioni di disoccupati in piu’ rispetto al 2007 se si avverassero le previsioni un tasso di disoccupazione intorno al 10%.

Secondo le ultime previsioni ”la crescita della produzione tornera’ ad essere positiva solo nel corso del primo semestre del 2010 e restera’ moderata fino alla fine dell’anno prossimo”. E il miglioramento dell’occupazione, rileva l’organizzazione, ”in tutti i casi sara’ molto piu’ lenta rispetto a quello della produzione”.

Uno dei principali rischi quindi, e’ che una ”grande parte di questo forte aumento della disoccupazione acquisisca un carattere strutturale con uno slittamento di un certo numero di persone prive di occupazione verso una disoccupazione di lunga durata o l’uscita dalla vita attiva”.

L’Ocse lancia poi un vero e proprio monito all’Italia. Nonostante alcuni primi segnali di rallentamento della recessione nel nostro Paese, il rapporto sull’occupazione 2009 ‘’suggerisce un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Numerosi indicatori suggeriscono che il ritmo della ripresa sara’ modesto per diversi mesi e, molto probabilmente, la disoccupazione continuera’ ad aumentare anche dopo che la crescita sara’ ripartita”. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione italiano ”e’ previsto aumentare ancora nel prossimo futuro e potrebbe anche avvicinarsi alla doppia cifra nel 2010 se la ripresa si dimostrasse priva di slancio”.
http://www.risparmiosoldi.it
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 13 Nëntor 2009, 16:00
Di crisi si muore: tre imprenditori suicidi, ossessionati dall’idea di licenziare

Imazh
Stefano Grollo

Imazh
Valter Ongaro


Si è suicidato pur di non mandare in cassa integrazione i suoi dipendenti. Un ingegnere e dirigente d’azienda della provincia di Treviso, Stefano Grollo, 43 anni, si è ucciso giovedì gettandosi contro un convoglio ferroviario in viaggio verso Venezia, all’altezza di Castello di Godego (Treviso). L’ingegnere era da poco più di un anno responsabile della produzione di una ditta che produce macchine per la lavorazione del marmo, in procinto di avviare un’operazione di cassa integrazione per una parte dei suoi 120 dipendenti, e da alcuni tempi era incaricato di mantenere le relazioni con le organizzazioni sindacali. Tra le cause del gesto, ancora al vaglio degli investigatori della polizia ferroviaria, la preoccupazione di dover comunicare ai dipendenti la situazione di crisi dell’azienda e il ricorso alla cassa integrazione. È il secondo caso che accade in pochi giorni in Veneto, sempre in provincia di Treviso.
Martedì, infatti, si è ucciso un piccolo imprenditore di 58 anni, Valter Ongaro, titolare di un’azienda di verniciatura in forte difficoltà finanziaria a causa della crisi. I familiari, all’ora di cena, lo hanno trovato impiccato all’interno della sua ditta a Fontanelle, un paese in provincia di Treviso: era ossessionato da mesi dall’idea che la crisi lo costringesse a dover lasciare a casa alcuni dei suoi otto dipendenti. “Per Valter l’azienda era tutto. I suoi dipendenti erano come la sua famiglia”, ha raccontato una signora di Fontanelle che lo conosceva bene a Il Gazzettino.
Crisi produttiva, che dallo scorso autunno ha colpito il nostro paese, facendo scricchiolare anche la locomotiva d’Italia, costretta da mesi ad arrancare. Mancano gli ordini e i ritardi nei pagamenti delle commesse, denunciano le associazioni di categoria, sono talmente dilatati da togliere tutto l’ossigeno alle imprese che, il più delle volte, per sopravvivere sono costrette a ridurre il personale e ad accumulare debiti. E non tutti gli imprenditori e manager reggono allo stress. Una sofferenza, quella di vedere la propria azienda fallire, che lo scorso 13 ottobre, unita a una depressione per motivi familiari, aveva gettato nel baratro un imprenditore edile padovano di 60 anni, che si è poi ucciso con un colpo di pistola al petto. Era preoccupato che qualcuno, con cui aveva contratto debiti, potesse far del male ai suoi cari.
Depressione legata alla crisi della sua azienda che ha spinto il 16 maggio un imprenditore di 49 anni della provincia di Bologna, da anni alla prese con problemi legali ed economici, a tentare il suicidio, ingerendo una dose di barbiturici in auto. È stato trovato nell’Appennino del Mugello e salvato dai carabinieri, che ha poi ringraziato con un sms: “Siete degli angeli”.
Massimo morici
Sabato 23 Maggio 2009
http://blog.panorama.it

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Crisi, imprenditore suicida a Prato.Le sue ditte sull'orlo del fallimento

L'uomo, 66 anni, originario di Cosenza, si è tolto la vita sparandosi nel garage della sua abitazione

in due lettere ai familiari la spiegazione del gesto, legato ai gravi problemi economici.
PRATO - A causa di problemi economici, un imprenditore edile di 66 anni, originario di Cosenza, ma da tempo residente a Prato, si è tolto la vita giovedì pomeriggio sparandosi in bocca con una pistola calibro 22 regolarmente detenuta. L'uomo ha lasciato due lettere ai familiari in cui ha spiegato di aver deciso di togliersi la vita a causa dei gravi problemi economici cui erano andate incontro le sue ditte. I familiari, ascoltati dagli inquirenti, hanno confermato che le aziende erano prossime al fallimento.

IL SUICIDIO NEL GARAGE DELLA SUA ABITAZIONE - Il corpo è stato scoperto dal figlio di 35 anni, che lavora all'estero, ma da alcuni giorni era rientrato a Prato per stare vicino ai genitori. Il figlio era andato a cercare il padre nel suo studio e lo ha trovato morto nel garage sotterraneo dell'edificio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del comando provinciale. Il pm di turno Roberta Pieri ha messo la salma a disposizione dei familiari.
Corriere della Sera
04 giugno 2009
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Vendodhja: san martino di lupari
Antarësuar: 13 Shkurt 2009, 20:10
Re: La crisi economica, Posted 15 Nëntor 2009, 18:55
speriamo che questo periodo di crisi finisca presto...e l'economia possa ripartire...non è un periodo molto bello...
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Antarësuar: 29 Janar 2009, 18:49
Re: La crisi economica, Posted 15 Nëntor 2009, 22:45
speriamo di non rimanere vedova.
Përgjigju duke Cituar
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 19 Nëntor 2009, 11:43
Al Gore apre la crisi della green economy

Imazh


Inchiesta
Nuova fatica editoriale per il più famoso vice presidente della storia degli Stati Uniti. Il simbolo mondiale dell’ambientalismo torna alla carica spiegandoci perchè il mondo deve darsi una ripulita. E, come al solito, si dimentica di dirci come.

Al Gore è la pietra miliare, il termometro dello stato di salute della Green Economy. Il suo libro Our Choice è uscito negli Usa il 3 novembre, appena prima che l’incontro tra Barack Obama e Hu Jintao affossasse il vertice Copenaghen. Nel rapido crollo del valore di questo vertice sul clima c’è la metafora della prima vera crisi che sta attraversando “l’economia verde”. A Luglio, durante il G8 dell’Aquila, sembrava chiaro che la capitale danese dovesse subentrare a Kyoto aggiornando il famoso protocollo firmato 12 anni fa. Da gennaio 2010 (o meglio dal 2012 data di scadenza del protocollo) avremmo detto “Copenaghen” per riassumere i nuovi standard per la lotta al riscaldamento globale. Non sarà così e in Danimarca si faranno solo chiacchiere: senza l’impegno dei due più grandi emettitori di anidride carbonica nel globo, Usa e Cina, ogni tentativo diventa velleitario, anzi dà spazio di manovra ai “Kyotoscettici” sia tra i paesi (Russia, India e, nella Ue, proprio l’Italia), sia all’interno di essi. Attenzione a liquidare come un incidente di percorso il cambio di rotta (soprattutto di Obama) degli stessi governanti che all’Aquila s’impegnarono in maniera molto netta e specifica.

In estate nella caserma della Finanza, i Grandi non solo accettavano l’assunto che il riscaldamento del pianeta è in corso ed è colpa delle attività umane, ma definivano l’aumento massimo (2° c) accettabile e dunque il livello di emissione annua globale a cui l’umanità doveva tendere per tenere sotto controllo il global warming. In queste dichiarazioni, così come nella direttiva 20-20-20 dell’Unione Europea, la politica addirittura sorpassava la comunità scientifica, pressoché unanime nel definire il collegamento tra gas serra e aumento della temperatura media, concorde nell’individuare il peso preponderante dell’uomo in questo fenomeno, ma tutt’altro che sicura sui livelli numerici (parti per milione di gas serra nell’atmosfera) entro i quali il riscaldamento può essere messo sotto controllo o persino invertirlo. Non a caso il protocollo di Kyoto definiva un anno base (il 1990) e imponeva di tornare a quei livelli o di praticare una riduzione rispetto a quella soglia, ma ammettendo l’impossibilità di sapere se sarebbe stato sufficiente o persino utile a bloccare lo scioglimento dei ghiacci e altre amenità simili.

LA SINDROME “LISA SMPSON” - Invece per tutto il 2009 la conversione alle energie rinnovabili, gli investimenti nel riciclo dei materiali e in tutte le tecnologie che permettevano di utilizzare meno energia per le stesse attività e produzioni di sempre non erano solo frutto di un’affermata sensibilità ecologista, ma “la” risposta alla crisi economica dell’occidente industrializzato che poteva trasformare la transizione verde in un’enorme ricostruzione del suo sistema produttivo.

La credibilità di questa soluzione e la sua accettazione presso le opinioni pubbliche erano notevolmente debitrici di Al Gore e del suo documentario “Una scomoda verità” che gli era valso l’Oscar e il Nobel. Ma l’ex vicepresidente americano è l’idolo dell’iperidealista Lisa Simpson. Esattamente come avrebbe fatto lei, quando il mondo ha smesso di considerarlo un illuso e accorgersi della bontà dei suoi argomenti, ha alzato ulteriormente l’asticella delle aspirazioni anziché sfruttare l’occasione per imporre la propria agenda. Se molti ambientalisti criticarono le dichiarazioni dei grandi di luglio, le prime in cui anche Cina e India accettavano di avere un ruolo in questa battaglia, perché prive di “obiettivi intermedi”, ora bisogna ammettere che neanche nel campo degli illuminati verdi le idee sono così chiare.

LA NOSTRA SCELTA: UN MONDO PERFETTO - La nuova fatica di Gore si presenta così: “Una scomoda verità identificò il problema e ora la Nostra scelta offre la soluzione”. Il libro è bellissimo dal punto di vista estetico: 400 pagine con foto da tutto il mondo e una trattazione a 360 gradi puntigliosa e molto ben documentata. Le parole dell’autore e della sua squadra sono il frutto di circa 30 “solutions summit” con i più grandi esperti di vari settori (la lista alla fine del libro è impressionante sia per quantità che per qualità). La delusione è totale al momento della lettura: ottima la spiegazione delle cause e del funzionamento del riscaldamento globale; totalmente deficitaria la parte in cui si spiega come combatterlo. Soprattutto manca una chiara definizione delle priorità: quali sono le soluzioni immediate (più facili o più urgenti) e quelle da rimandare perché più a lungo termine.

Il mondo degli ambientalisti non sembra capire dove ha già vinto (le energie rinnovabili ormai sono sostenute da tutti i governi) e dove non può vincere ora (la frugalità come stile di vita, il blocco dell’agricoltura meccanizzata). Il picco dell’idealismo lo si raggiunge quando si parla della crescita della popolazione: più siamo e più emettiamo (letteralmente), come porvi rimedio? Non si toccano argomenti delicati come contraccezione di massa o pianificazione familiare fatta dai governi. Basta far studiare di più le donne, dar loro degli sbocchi lavorativi fuori di casa, garantire a tutte il diritto di decidere quanti figli fare e quando. Infine un sistema sanitario decente dovrebbe garantire una prospettiva di vita sufficiente da far sì che i genitori scelgano di fare pochi figli. Facile, basta distruggere pratiche culturali e religiose discriminatorie vecchie di millenni, mariti analfabeti e maneschi, sistemi educativi inesistenti, pandemie e mancanza di igiene. Leggendo Gore non sembra tanto più difficile che piantare qualche turbina eolica.
AMICI E NEMICI - Quel mondo dovrebbe svolgere un ruolo unico di cinghia di trasmissione tra la crescente lobby della green economy, (di cui lui è un esponente a tutti gli effetti) con il mondo politico, specie a livello internazionale. I summit e le centinaia di persone coinvolte dimostrano come lui sia il testimonial, il marchio, su cui un’intera comunità fa riferimento.

La stessa comunità che poi crea i contenuti dei rapporti delle nazioni unite e delle informative dei governi, se viene meno quella spinta unitaria i capi di stato si affideranno a chi ha già soluzioni pronte e praticabili. I professori universitari, i produttori di energie rinnovabili, i riciclatori di rifiuti e i venditori di lampadine a basso consumo non possono pensare di vincere senza alleati e senza scendere a compromessi In Europa, ad esempio, dove le energie da sole, vento e geotermia sono un pezzo importante del mix produttivo il partito “verde” deve decidere quale fonte utilizzare al loro fianco. In Inghilterra, Francia e Germania (per tacere dell’Italia) si vuole fare affidamento sull’energia nucleare. Gore ammette che l’atomo, visto il basso livello di Co2 che produce, è un “un grande elefante bianco radioattivo nel mezzo della stanza” sottolineando come spesso gli ambientalisti preferiscano ignorare l’argomento.

Peccato che “Our Choice” rispecchi la stessa inconcludenza: ne elenca gli svantaggi (pericolosità, scorie, costo troppo elevato degli impianti e incertezza sulle nuove tecnologie, eccesso di aiuto pubblico) e lascia intendere che siano superiori ai vantaggi, ma non pronuncia una scomunica definitiva. Anche perché a quel punto dovrebbe sciogliere alcuni nodi: gli impianti esistenti devono essere spenti subito o tenuti in vita? E per quanto? Le energie rinnovabili quando saranno in grado di sopperire all’energia prodotta dall’atomo? Le centrali sono un male minore o maggiore rispetto alle fonti fossili? Il mondo della green economy è tendenzialmente contrario, ma non in maniera risolutiva. Stessa impasse si può notare su argomenti simili: è giusto sussidiare i carburanti ottenuti dalle colture (biodiesel e simili): distruggono foreste e suoli o ci emancipano dalle fonti fossili? Il gas naturale è più accettabile del petrolio? Bisogna dialogare con le compagnie petrolifere per sostenere il metano e penalizzare il petrolio o vanno considerate sempre e comunque il nemico?

DIASPORA - Così come “una scomoda verità” definì cosa era kosher per definirsi dei soldati alla lotta contro il riscaldamento globale, “Our Choice” rischia di essere l’avvio della diaspora degli alfieri verdi in mille rivoli con poca forza politica. L’onda di popolarità che la “green economy” ha avuto per tutto il 2009 ora subirà una potente risacca. Il vertice di Copenaghen, ammesso che si trovi un’intesa, non produrrà decisioni legalmente vincolanti, ma solo politicamente, come hanno spiegato Obama e Hu Jintao martedì scorso, due giorni dopo aver fatto chiaramente intendere che non si andrà oltre qualche dichiarazione di principio. L’assenza della prospettiva di un compromesso farà esplodere i distinguo, le divisioni anche tra chi la pensa più o meno allo stesso modo.

Negli Usa il “Climate bill” rischia di crollare sotto una pioggia di emendamenti, alcuni anche su punti che sembravano ormai assodati. Perché sostenere l’energia solare se poi ho la sicurezza che i pannelli solari li costruiscono in Cina? Questo è il tenore delle obiezioni di senatori e congressisti Usa. L’Europa in particolare, al momento la punta più avanzata di questo impegno, si troverà isolata e a sua volta subirà quel processo di erosione interna che ha già colpito il patto di Stabilità e il trattato di Lisbona. La strada verso il baratro sembra segnata: crisi di crescita o fine di un’illusione? Aspettiamo il prossimo libro di Al Gore per scoprirlo.
Luca Conforti
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La crisi economica, Posted 20 Nëntor 2009, 18:30
Fiat: Melfi, calo produzione auto

Imazh


POTENZA, 20 NOV - La produzione di auto nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat scendera' di 171 unita' al giorno dal 30 novembre. Passera' da 1.566 a 1.395: lo ha annunciato il segretario della Fim-Cisl di Basilicata, Antonio Zenga. Il calo di produzione e' legato alla diminuzione della domanda. Deciso il rientro in Campania di 202 operai trasferiti a Melfi da Pomigliano d'Arco. Confermate le 4 giornate di cassa integrazione a Melfi (25, 26 e 27 novembre e 7 dicembre).
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