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Sistema carcerario e i morti di carcere in Italia
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Stefano Cucchi è morto di carcere

L'abuso di potere dallo stato italiano

Come era prima
Imazh

Com'è stato massacrato dallo stato in 6 giorni di arresto

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La sorella parla...


Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso. Trascorre la notte in caserma e l'indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l'autopsia sul corpo di Stefano. E' così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Un'altra morte di carcere.

Il Blog ha intervistato Ilaria e Giovanni Cucchi, rispettivamente sorella e padre di Stefano.
L'arresto e il processo per direttissima

llaria Cucchi: "Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato di Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere."
Blog: "possiamo ripercorrere le tappe di quei giorni? La notte tra il 15 e il 16 ottobre viene fermato dai Carabinieri e viene portato in caserma: da lì i Carabinieri lo portano qui in casa a controllare se.. "
llaria Cucchi: "a perquisire la sua stanza, esatto, dove ovviamente non viene trovato nulla."
Blog: "sostanzialmente trascorre la notte in caserma e poi viene.. "
llaria Cucchi: esattamente. La mattina successiva, verso le dodici avviene il processo per direttissima, dove il giudice ritiene che questo ragazzo debba passare il tempo fino al 13 novembre, data in cui è fissata l’udienza successiva, in carcere e viene assegnato a Regina Coeli.
llaria Cucchi: da quel momento non lo vediamo più. Ripeto: la mattina del processo per direttissima mio fratello aveva già il segno gonfio di botte, da qui è uscito in ottime condizioni.
Blog: "i Carabinieri che cosa vi hanno detto, quando era qui in casa?"
llaria Cucchi: "ci hanno detto di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari."
Blog: "poi, quando vi avvisano, arriva una telefonata che dice 'Stefano sta male'?"
llaria Cucchi: "il sabato sera. La notizia successiva l’abbiamo il sabato sera, intorno alle nove vengono i Carabinieri a informarci che Stefano è stato ricoverato d’urgenza presso la struttura del Sandro Pertini: ovviamente i miei genitori si recano immediatamente sul posto e lì viene negato loro alcun tipo di notizia. Nel momento in cui, ingenuamente, mia madre domanda di poter vedere il ragazzo e di sapere quello che aveva, le viene risposto: “assolutamente no, questo è un carcere, tornate lunedì in orario di visita e parlerete con i medici”. I miei genitori tornano il lunedì mattina, all’orario che era stato loro detto, vengono fatti entrare e vengono loro presi gli estremi dei documenti e vengono lasciati in attesa. Dopo un po’ di tempo esce una responsabile, la quale li informa di non poterli fare parlare con i medici, in quanto non è arrivata una certa autorizzazione da parte del carcere. “Comunque tornate, perché deve arrivare quest’autorizzazione e non vi preoccupate, perché il ragazzo è tranquillo”, è stato risposto loro, quando mia madre chiedeva: “ditemi almeno per quale motivo mio figlio è stato ricoverato”. “Il ragazzo è tranquillo”.
Stefano è morto

Il giorno dopo, ovviamente, i miei tornano ...esattamente, il martedì mattina tornano presso la stessa struttura, al reparto carcerario del Sandro Pertini e questa volta non vengono proprio fatti entrare, viene risposto loro al citofono che non possono entrare, perché non c’è l’autorizzazione. Finalmente viene detto loro però che sono loro a dover chiedere un’autorizzazione a Piazzale Gloria, se vogliono vedere il ragazzo: mio padre chiede quest’autorizzazione e la ottiene per il 25.. mi scusi, per il 22, giovedì. Il 22 all’alba mio fratello è morto e mio padre non ha fatto in tempo a vederlo. Sappiamo della notizia della morte di mio fratello dai Carabinieri, che vengono a casa intorno alle 12: 30, le premetto che sembrerebbe che mio fratello sia morto all’alba, vengono intorno alle 12: 30 per notificare a mia madre il decreto con il quale il Pubblico Ministero autorizzava l’esecuzione dell’autopsia in seguito al decesso di Cucchi Stefano. Questo è stato il modo in cui mia madre ha saputo della morte del figlio."
Blog: "da lì in poi come avete fatto per vedere il corpo? All’obitorio vi è stata concessa questa possibilità?"
llaria Cucchi: "inizialmente no, c’è stata negata: dopo alcune insistenze è stata fatta una telefonata al Pubblico Ministero, il quale ha autorizzato che potessimo vederlo, ovviamente dietro a un vetro. Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo - mi creda - allucinante: mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto."
Blog: "è vero che il magistrato vi ha vietato di fare fotografie al vostro.. "
llaria Cucchi: "ovviamente il nostro consulente ha chiesto di poter fare la documentazione fotografica e le riprese, ma è stato negato. Adesso ci aspettiamo innanzitutto una serie di risposte e che lo Stato ci dica come è potuto accadere che non ci sia stato possibile stare vicini a Stefano nel momento in cui stava morendo. Ci devono spiegare anche perché abbiamo consegnato mio fratello allo Stato, alle istituzioni in una certa condizione di salute ottima e perché ce l’hanno restituito morto. Stefano era un normalissimo ragazzo di 31 anni, lavorava, lavoravamo insieme, lui era un geometra, anche mio padre è geometra e lavoriamo insieme nella stessa struttura. Mio fratello aveva un trascorso in una comunità di recupero per tossicodipendenti, dalla quale era uscito completamente riabilitato, tant’è che lavorava e stava bene, mio fratello stava bene, aveva tanta voglia di vivere e lo posso documentare con le sue lettere, con i suoi messaggi, mio fratello aveva voglia di vivere. In questo momento non sono in grado di accusare nessuno, e il problema è proprio questo, perché non so come sono andate le cose."
Blog: "ci sono state delle interrogazioni parlamentari rivolte al Ministro della Giustizia? Cosa è successo?"

llaria Cucchi: "mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire."
Blog: "per voi questa non è la verità?"
llaria Cucchi: "questa non è assolutamente la verità: forse è parte della verità, ma sicuramente la vicenda non si chiude qui e sicuramente non si spiega la morte di mio fratello."
Giovanni Cucchi: "quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano e è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo.."
Un ragazzo normale

Blog: "in che condizioni era il giorno dell’udienza per direttissima?"
Giovanni Cucchi: "il giorno dell’udienza lui.. guardi, Stefano era una persona magra, lei ha visto la foto e perciò si è reso conto.. non tutti forse.. non può apparire.. lui praticamente ha il viso gonfio, il doppio del viso di quello che si vede rispetto all’ultima foto che aveva e poi aveva, sotto gli occhi, dei segni neri, quindi segni evidenti di pugni negli occhi, di botte negli occhi. Si è presentato così alla causa. Però dal punto di vista fisico stava benissimo, si muoveva, il fatto delle vertebre rotte assolutamente non sussisteva, per quanto ho potuto vedere lo escludo al 100%. Stefano si muoveva, camminava, parlava, assolutamente si muoveva come una persona normale e, se ci fosse stato quel problema delle vertebre, per prima cosa avrebbe provato dolore e quindi l’avrei saputo, me l’avrebbe detto, ma a parte quello il suo comportamento era un comportamento normalissimo e conseguentemente lo escludo nella maniera più categorica."
Blog: "è stato l’ultimo giorno che avete potuto vederlo?"
Giovanni Cucchi: "sì, sì, è l’ultimo giorno in cui abbiamo potuto vedere Stefano, esatto. E le assicuro che, nel momento in cui l’ho rivisto, non credevo ai miei occhi: non era possibile che Stefano mi fosse stato presentato in quelle condizioni, non era possibile! Guardi, è una cosa inimmaginabile, per un padre vedere il figlio così, dopo sei giorni che chiede notizie, avere una notizia in quel modo, detta in quel modo, chiedere addirittura - è quasi una beffa! - alla dottoressa che ci è venuta a comunicare all’esterno del carcere la morte di Stefano, dice “ ma potevate chiederlo ai medici?”, ma come?! Sono cinque giorni che veniamo qui a chiedervi e non ci avete fatto entrare! Il secondo, il sabato.. il lunedì siamo andati in carcere e ci hanno fatto entrare, ci hanno preso i documenti, dopo è uscita una sovrintendente e ha detto “ no, mi dispiace, non vi possiamo fare parlare con i medici”. “ Ma guardi che vogliamo solo parlare con i medici, non è che vogliamo parlare con Stefano, vogliamo sapere il suo stato di salute”, “ no, non è possibile, perché deve arrivare il permesso”. Il permesso da dove non si sa, però dice “ guardi, tornate domani, perché domani probabilmente questo permesso sarà arrivato e quindi potrete parlare con i medici”. L’indomani siamo tornati, il piantone non ci ha neanche fatto entrare: ci ha detto soltanto “ io non so niente di questo, per parlare con i medici dovete avere il permesso del colloquio rilasciato dal giudice”. Sono andato il giorno dopo a chiedere il permesso, l’ho ottenuto e poi, il giorno dopo, sarei andato a Regina Coeli a farmelo confermare, perché lì c’è una questione di orari, non si riesce a fare tutto in una giornata. Però mentre tornavo per.. mentre andavo per chiedere questo permesso mia moglie mi ha comunicato che Stefano era morto. Siamo andati a informarci sul perché Stefano è morto e non ci hanno dato nessuna scheda ufficiale, ci hanno solo comunicato verbalmente queste testuali parole: “ si è spento, aveva un lenzuolo sempre sulla faccia, non voleva mangiare, non si voleva nutrire e non voleva le flebo , praticamente si è spento”. Siamo rimasti esterrefatti, allibiti, anche loro vedevo che tutto sommato erano imbarazzati nel rispondere: ci hanno comunicato questo, nessun documento ufficiale, soltanto questa affermazione, 'si è spento'."
Blog: "che ragazzo era Stefano?"
Giovanni Cucchi: "era un ragazzo normale, pieno di vita, allegro, determinato, volenteroso, lavorava, faceva il geometra, aveva tanti progetti, tante ambizioni e ogni tanto me le confidava. Insomma, era un ragazzo che stava in progressione, stava nel pieno assolutamente, era un ragazzo.. ma poi, tra l’altro, aveva un carattere veramente da amico, da amicone, era amico con tutti, voglio dire, non poteva fare la fine ...assolutamente, non poteva fare una fine così, guardi, non mi rassegno a che Stefano abbia fatto una fine del genere, non se lo meritava nella maniera più assoluta, non se lo meritava!"
Blog: "e adesso che cosa vi aspettate?"
Giovanni Cucchi: "ci aspettiamo che si faccia chiarezza, che ci dicano quello che non hanno potuto dirci prima, che ci spieghino con esattezza quello che è avvenuto e i motivi delle percosse, i motivi della morte con precisione: finora c’è stato il nulla, adesso vogliamo sapere tutto!"
Blog: "cosa è disposto a fare per ottenere questo?"
Giovanni Cucchi: "tutto, fino all’ultima goccia di sangue, fino all’ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perché si faccia chiarezza su mio figlio!"
http://www.beppegrillo.it
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Re: Stefano Cucchi è morto di carcere, Posted 02 Nëntor 2009, 23:52
Stefano Cucchi (scaricate e condividete la lettera di protesta)
Imazh


Caro Presidente,
sono una/o cittadina/o Italiana/o indignata/o e sconvolta/o per ciò che é accaduto a Stefano Cucchi. Sono madre/padre, moglie/marito, sorella/fratello, figlia/o,cittadina/o di questo stato, sono contro ogni forma di violenza, sono per la giustizia, sono per il rispetto, sono per la trasparenza. La vicenda di Stefano Cucchi apre, ancora una volta, uno squarcio di dolore nelle coscienze di chi vive in nome di questi valori ed ogni santo giorno ne fa motivo di vita. Non mi soffermo sui fatti, noti a tutti, mi soffermo sul "semplice" valore che ogni vita umana ha il diritto di affermare all'interno della società civile cui appartiene. Urlo e chiedo VERITA' e GIUSTIZIA, per lavare il fango dell'ingiustizia e perché orrori del genere non abbiano a ripetersi mai più. Serve una mano onesta e forte, una mano salda che ci rassicuri. Spero di stringere la Sua, spero di non avvertire indugi.
Le porgo ringraziandoLa, i miei più sentiti saluti.

Copia e incolla la nota e trasmettila al Presidente: https://servizi.quirinale.it/webmail/
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Re: Stefano Cucchi è morto di carcere, Posted 04 Nëntor 2009, 15:16
La divisa non si procesa...ce da avere più rispetto e fiducia nella divisa???

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Pena di morte all’italiana

Imazh

Trattando del suicidio in carcere di Diana Blefari, Michela Marzano (su la Repubblica del 2 novembre) evidenzia che dall’inizio dell’anno, peraltro non ancora concluso, nelle prigioni italiane ci sono stati ben 61 suicidi. Come se tra tutti gli italiani, bambini esclusi, si suicidassero in un anno 50.000 persone!
Il caso di Diana Blefari è stato affrontato con una incredibile
superficialità da persone non competenti. Affetta da un disturbo psichiatrico grave, Diana doveva essere curata in ambiente adatto, il suo suicidio poteva essere evitato, quella che è stata applicata nel suo caso è una “pena di morte all’italiana”maturata in un clima di ostracismo esagerato
verso persone che, a differenza di altre, più furbe o più flessibili, non hanno saputo utilizzare la clausola del “pentimento”. Quello su cui il caso di Diana deve far riflettere, d’altra parte, è che la quantità di problemi psichiatrici con cui ci si confronta nel carcere è molto alta e che il suicidio è fra tutti i sintomi l’unico che le mura del carcere non riesconoa nascondere. Inutilmente ho sottolineato per dueanni, da parlamentare, la necessità di rispondere a questa emergenza con delle task force
socio-sanitarie affidate, con gli opportuni finanziamenti, alle Asl che dal maggio 2007 sono responsabili della salute mentale nel carcere. Senza ottenere udienza dai politici veri e puri, quelli che decidono tutto, a cui di chi sta in carcere non importa purtroppo nulla.
Luigi Cancrini
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Teramo, quelle due guardie in carcere: «Non picchiare qui il detenuto»

Imazh

TERAMO - Un cd audio in busta chiusa recapitata per posta a due redazioni giornalistiche di Teramo. All’interno una lettera scritta in un italiano sgrammaticato da un anonimo che si dichiara un detenuto, stanco delle vessazioni all’interno del carcere di Castrogno. L’audio è sconvolgente. Una conversazione catturata probabilmente con un cellulare dalla quale emergerebbero pestaggi avvenuti proprio all’interno del penitenziario teramano. «Abbiamo rischiato la rivolta in sezione... C’è stato il negro che ha visto tutto... Il detenuto si massacra sotto, non in sezione». Un dialogo concitato tra una persona che spiega come si fa e un’altra che, invece, dice che lui non c’era. La Procura di Teramo ha già da qualche giorno acquisito il cd audio e aperto ufficialmente un’inchiesta.
Ieri, durante la visita al carcere del deputato dei Radicali Rita Bernardini e del segretario generale della Uil pubblica amministrazione penitenziari Eugenio Sarno, un comandante in servizio a Castrogno ha ammesso che quella voce registata sul cd è sua. «Sì, lo ha ammesso -conferma Sarno- E’ un linguaggio da caserma che si utilizza durante le aggressioni.

Quelle parole sono state dette quando un detenuto ha dato in escandescenze. Non dimentichiamo che a Castrogno si sono verificate undici aggressioni, durante le quali quattordici agenti sono rimasti feriti. Il nostro sta diventando un sistema penitenziario che trasforma il lavoro in tortura e la pena in supplizio. E’ ora che il ministro Alfano dismetta questo silenzio offensivo». Si tratta di «parole gravissime» quelle incise sul cd per la Bernardini, che tuttavia sostiene che «il punto principale, a Teramo, è che in questo carcere si marcisce nelle celle. «Non ho riscontato alcun segno di violenza. Ho parlato con moltissimi detenuti e nessuno ha fatto accenno a pestaggi da parte degli agenti penitenziari». Il comandante identificato sembra fosse mosso dalla rabbia quando parlava con il collega e, per questo, avrebbe usato «termini forti», come lui stesso ha dichiarato. «In realtà c’era stato solo un richiamo degli agenti ai detenuti, dopo un’aggressione di questi alle guardie», ha continuato il deputato dei Radicali.
Sia la Bernardini che Sarno, ieri, hanno verificato che non ci sono a Teramo detenuti refertati, tranne nei casi di aggressioni denunciate. La Procura, comunque, ha disposto ulteriori indagini. Mentre il coordinatore nazionale della Fgci, Flavio Arzarello, ha chiesto che il ministro Alfano ascolti il cd audio di Castrogno sul presunto pestaggio ai danni di un detenuto «quasi fosse una “prassi”», prima di riferire in Senato sulla morte di Stefano Cucchi.

Ma in tutta questa vicenda c’è dell’altro. Ci sono condizioni disastrose. Celle troppo piccole e umide. Pavimenti in cemento, senza mattonelle. Detenuti che possono fare la doccia solo tre volte a settimana e che in inverno la evitano per il troppo freddo. Una struttura che ospita detenuti con malattie mentali, e non potrebbe. Per non parlare della presenza di 400 detenuti anziché dei 250 previsti. Con un solo agente per sezione che deve sorvegliare nei turni notturni anche più di cento detenuti. E a tutto questo bisogna aggiungere le lotte intestine tra gli stessi agenti, tra i quali, ed è l’unica ipotesi plausibile, si nasconde l’autore del cd, come conferma la Bernardini, che poi avverte: «Castrogno è ormai una bomba. Speriamo che la miccia non si accenda».
Teodora Poeta
Il messaggero
3 novembre 2009
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Dossier Morire di carcere: 146 decessi nel 2009

Imazh

ROMA - Dall'inizio di gennaio a oggi sono 146 i detenuti morti in carcere, 6 in più del totale registrato alla fine dello scorso anno. Con quella di Stefano Cucchi salgono a otto le morti in carcere nel solo mese di ottobre. Ma è il dato dei suicidi a suscitare allarme: nei primi dieci mesi del 2009 i detenuti che si sono tolti la vita sono stati 59, venti in più rispetto allo stesso periodo del 2008.

Lo dice l'associazione «Ristretti Orizzonti» nel suo dossier «Morire di Carcere» sottolineando che «la morte di Stefano Cucchi e l'ondata di indignazione al riguardo, soprattutto dopo la pubblicazione delle sconvolgenti immagini del suo corpo martoriato, sono un fortissimo e drammatico richiamo alla realtà». «Quando il sistema penitenziario italiano viene definito fuori-legge, illegale, incivile dallo stesso ministro della Giustizia, vuol dire che la sofferenza di chi sta in carcere supera il livello ritenuto ammissibile, che la pena diventa supplizio - osserva il curatore Francesco Morelli -. Soffrono in primo luogo i detenuti, ma soffre anche la polizia penitenziaria, che nell'ultimo mese ha pagato con tre suicidi lo stress di un lavoro sempre poco riconosciuto. E dove gli agenti stanno male, devono fare turni di 12 ore, e via dicendo, non ci sarà un bel clima neanche per detenuti».

Ristretti Orizzonti cita anche il «Bollettino degli eventi critici negli Istituti penitenziari», realizzato dal Ministero della Giustizia, dal quale si evince che dal 1992 al 2008 mediamente ogni anno muoiono 150 detenuti, di cui circa un terzo per suicidio e gli altri due terzi per cause naturali non meglio specificate. Gli omicidi registrati sono 1 o 2 l'anno.

L'associazione fa notare che i suicidi riguardano prevalentemente i detenuti più giovani: i 10 «morti di carcere» più giovani del 2009 sono tutti suicidi e 2 avevano solo 19 anni. Le morti per «cause da accertare» sono più numerose di quelle per «malattia».

Con quella di Stefano Cucchi salgono a otto le morti in carcere nel solo mese. Le sette precedenti sono state dovute a suicidi (3), malattie (3) e cause ancora da accertare (1). Due si sono verificate nel carcere Poggioreale di Napoli, tre in questa sola settimana. Sono ancora da accertare le cause del decesso di un detenuto del carcere di Frosinone Elio O. ,avvenuto il 13 ottobre scorso. L'inchiesta è ancora in corso, e per ora l'ipotesi è che si sia trattato di un'overdose, come ha riferito il suo legale , che lo ha appreso dall'incarico peritale conferito dal pm. Il che vuol dire, osserva il dossier, che l'istituto penitenziario non era «impermeabile al traffico di sostanze stupefacenti».

In tutti e tre i casi di suicidio i detenuti si sono impiccati. Roberto Capri, 31 anni, il 4 ottobre, con la cinta dei pantaloni appesa al soffitto della sua cella, a Poggioreale: era già morto quando gli agenti della polizia penitenziaria sono arrivati per prestargli soccorso. Era stato arrestato per minaccia e tentata estorsione aggravata dal metodo camorristico, e il ferimento di un uomo. Tredici giorni dopo il secondo suicidio, stavolta nel carcere di Tolemzzo: a togliersi la vita un detenuto romeno di 24 anni. Il terzo caso, il 27 ottobre scorso, ha avuto per protagonista un esponente della cosca Latella di Reggio Calabria , Francesco Gozzi di 53 anni, condannato all'ergastolo e sottoposto al regime del 41 bis:si è tolto la vita con una corda improvvisata fatta di giornali intrecciati e aveva alle spalle altri due tentativi di suicidio. Sulla vicenda è in corso un'inchiesta della procura di Bologna che ha ipotizzato il reato di istigazione al suicido.

Secondo gli avvocati dell'uomo, il loro assistito era psicologicamente provato dal particolare regime a cui era sottoposto. Tra i tre morti per malattia, l'ultimo caso è quello di Marcello Calì, 50 anni (Poggioreale),deceduto due giorni fa al Cotugno e risultato positivo al test dell'influenza A. Un infarto ha stroncato il 26 ottobre nel carcere di Isernia il tunisino Rahmoni Wissen, 30 anni. Mentre per un'emorragia cerebrale è morto l'11 ottobre a Lanciano Gennaro Cerbone, di 41 anni: i familiari lamentano di aver chiesto inutilmente di poterlo vedere quando era ormai in fin di vita.
Il Mattino
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Vendodhja: san martino di lupari
Antarësuar: 13 Shkurt 2009, 20:10
non ci sono parole...
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Chi sono gli assassini di Stefano? TG3 7 XI 09
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Caso Cucchi, il testimone: "Aggredito in cella"
Ecco le cartelle cliniche: polemico, non si cura

Primi indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, il 31enne morto il 22 ottobre dopo essere stato arrestato la notte tra il 15 e il 16 ottobre. Omicidio preterin­tenzionale, questa è l’accusa ipotizzata dai pm della procura di Roma, Vincenzo Barba e Francesca Loy. Sono tre agenti della polizia penitenziaria e tre detenuti che il 16 ottobre scor­so si trovavano con lui a piazza­le Clodio, nelle camere di sicu­rezza del tribunale, subito do­po l’udienza di convalida dell’arresto.
Un testimone avreb­be raccontato a chi indaga di aver «sentito rumori» e aver vi­sto, parzialmente, «Cucchi ag­gredito in cella», dopo lo scop­pio di un parapiglia per futili motivi (pare che il ragazzo avesse chiesto di andare in ba­gno). "Indaghiamo a 360 gradi", ha detto il procuratore Giovanni Ferrara. Al momento non sarebbe quindi coinvolto nelle indagini dei pm Vincenzo Barba e Francesca Loy, il personale medico dell'ospedale, nei confronti del quale, se emergessero responsabilità a livello di negligenze, si procederebbe per omicidio colposo. Con le audizioni di testimoni, oggi prosegue l'attività istruttoria dei due magistrati, mentre è cominciata la consulenza dei medici legali della Sapienza incaricati di esaminare le risultanze degli accertamenti autoptici e di fare chiarezza sulle cause della morte di Cucchi.

«Dalle informazioni che abbiamo, confermo la presenza di un testimone del pestaggio di Stefano Cucchi nella cella di sicurezza del Palazzo di Giustizia a Roma. Si tratta di un detenuto». Lo ha detto ai microfoni di CNRmedia l'avvocato della famiglia Cucchi Fabio Anselmo. L'avvocato ha precisato di attendersi come imminente l'istanza di riesumazione del cadavere per svolgere una nuova autopsia. «Sappiamo cosa ha visto il testimone, chi sono le persone coinvolte. Ma in questo momento non possiamo dire di più», conclude l'avvocato Anselmo.

Ai microfoni di Radio Città Futura il legale ha quindi sottolineato di condividere «molte delle affermazioni di Carlo Giovanardi. Ciò che mi preme precisare - ha spiegato Anselmo - è che nelle cartelle cliniche emerge come Stefano abbia rifiutato cibo e acqua perchè voleva parlare con il suo avvocato e con una volontaria di una comunità terapeutica dove voleva rientrare, oltre che con suo cognato. Che fosse un tossicodipendente con grossi problemi di droga come ha detto Giovanardi è vero - ha aggiunto Anselmo - ma è evidente come i molteplici traumi alla colonna vertebrale abbiano debilitato il fisico fino al decesso di Stefano. Credo che la configurabilità dell'omicidio preterintenzionale è fuori discussione».


Giovanardi: morto perché drogato- Intanto è polemica per le parole di Carlo Giovanardi: «Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto è morto, e la verità verrà fuori come, soprattutto perché era 42 chili». Parlando di Cucchi, Giovanardi ha continuato: «La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così». L’opposizione è insorta chiedendone le dimissioni.

Le cartelle cliniche di Stefano Cucchi sono tutte online e raccontano l'agonia di un ragazzo. Sono state pubblicate con il permesso della famiglia, perché tutti le possano vedere. Le cartelle dimostrano che Stefano Cucchi ha due vertebre rotte, gli occhi pesti e pesa 52 chili. A tutti subito dice di essere caduto dalle scale il giorno prima, ma dopo qualche tempo cambia versione: è caduto dalle scale sì, ma il 30 settembre, molto prima dell'arresto. Dopo le prime radiografie è lucido, ma non riesce a muoversi e a stare in piedi. Non vuole farsi visitare a fondo, ha anche ematomi sugli occhi ma rifiuta la visita oculistica. Non compila il foglio della privacy (o non glielo fanno compilare) e quindi non dà a nessuno il permesso di conoscere le sue condizioni di salute. Rientra in carcere con due vertebre rotte, e anche se non sta in piedi. Quando rientra in ospedale, i medici lo descrivono come "polemico", e indifferente alla sua salute. All'inizio sembra che Cucchi tutto sommato non stia poi così male. Ma quando è ricoverato al Pertini le condizioni -anche mentali- del ragazzo peggiorano drasticamente. Non vuole mangiare, né bere, perché è celiaco e ha paura. Gli spiegano che gli daranno un menu apposta, quello azzurro, e gli forniscono la lista degli alimenti che può mangiare. Lui non si fida. Dice di essere anche epilettico, e di essere in cura per questa malattia. Il 21 ottobre un dottore fa rapporto. Lo definisce “anoressico” e racconta che Cucchi "ha un atteggiamento oppositivo, per nulla collaborante, e di fatto rifiuta ogni indagine anche non invasiva. Ha rifiutato una visita oculistica che avrebbe dovuto effettuare per la presenza di vistosi ematomi del volto e perioculari e ha rifiutato di sottoporsi ad ecografia dell’addome proposta per il rialzo dei livelli di transaminasi e bilirubina. Ha inoltre rifiutato espressamente qualsiasi terapia reidratante endovenosa, necessaria per la presenza di un quadro di insufficienza renale da disidratazione e ha affermato anche di alimentarsi, accettando di bere liquidi e assumere la terapia orale, finché non parlerà col suo avvocato”. Il giorno dopo Cucchi verrà trovato morto nel suo letto. Inutili i tentativi di rianimarlo.

Ecco che cosa dicono le cartelle cliniche:

Il 16 Cucchi entra in pronto soccorso. Dice di “sentirsi poco bene” e “presenta tremori”. Ma riferisce di “non necessitare assistenza sanitaria”.
Il diario clinico del carcere Regina Coeli: “Cucchi riferisce caduta accidentale nella giornata di ieri”. Rifiuta il ricovero. Risulta alto 1.68, pesa 52 chili. Presenta già “ecchimosi al volto”. Si richiede visita all’ospedale Fatebenefratelli. Alle 20 e 41 del 16 ottobre vengono rilevate le fratture. Alle 23 e 20 Cucchi rientra in carcere, dopo aver rifiutato il ricovero.
Al Fatebenefratelli Cucchi dice di aver avuto un “trauma contusivo la sera prima alle ore 23”. La radiografia mostra frattura. “Riferisce dolore locale, non impaccio motorio né disturbi della sensibilità”. Il paziente “è vigile, ben orientato. Stazione eretta e deambulazione impossibile in relazione alla frattura vertebrale”.
Un altro certificato parla di “lesioni ecchimotiche in regione palpebrale inferiore di lieve entità e colorito purpureo. “Riferisce dolori e lesioni anche agli arti inferiori ma rifiuta l’ispezione”. “Evasivamente riferisce che le lesioni conseguono ad accidentale caduta per le scale avvenuta ieri”.

Il 17 Cucchi riferisce in carcere “nausea e dolori”. “Si richiede invio al pronto soccorso”. Al carcere circondariale la visita ambulatoriale è richiesta “con estrema urgenza”.
Dal Fatebenefratelli Cucchi viene spostato all’Ospedale Sandro Pertini: entra con fratture il 17, ore 19.45. Qui Cucchi cambia versione: non è più caduto il giorno prima. “Il paziente” infatti “riferisce caduta accidentale avvenuta in data 30 settembre 2009”. Stato di nutrizione: discreto.
Non firma la nota sulla privacy. Nessuno è segnato come persona autorizzata a ricevere notizie sulla sua salute. La nota sulla privacy è in bianco.
Il 17, secondo le cartelle cliniche, Cucchi è “costretto a letto”, “completamente immobile, non può fare alcun movimento senza assistenza”. “Frequentemente scivola nel letto”. Stranamente però “mangia la maggior parte del cibo”. Ma quattro giorni dopo risulterà “anoressico”. E gli infermieri diranno che non ha mai mangiato.

Il 19 il referto dell’ospedale parla di “depressione della metà sinistra del corpo”. Il paziente “è molto polemico e scarsamente collaborante. Rifiuta di continuare a parlare”. Al pomeriggio “si richiede consulenza ortopedica”, nuove radiografie, e “approfondimento lombare, per scomposizioni”. Decubito a letto.

Il 20 Cucchi rifiuta visita medica e radiografie. “Esprime disinteresse per le proprie condizioni di salute”. Risulta disidratato, gli si raccomanda idratazione orale.

Il 21: necessita riposo a letto per altri 15-20 giorni. Continua a rifiutare terapia idratante per via endovenosa. Ancora il 21: “visti gli esami ematochimici si propone nuovamente al paziente reidratazione endovenosa ma il paziente rifiuta perché vuol parlare prima con il suo avvocato e con l’assistente della comunità di Roma. Lo stesso rifiuta anche di alimentarsi, come sta facendo dall’ingresso, per lo stesso motivo. Per lo stesso motivo rifiuta anche di effettuare ecografia dell’addome. Il paziente accetta comunque idratazione orale. Ha un atteggiamento oppositivo e diffidente. E’ polemico sul vitto che gli viene portato, affermando di non poter mangiare riso, patate e carne in quanto celiaco. Si cerca di spiegare al paziente che quegli alimenti non sono affatto contenenti glutine e possono essere assunti tranquillamente. Si consegna al paziente la lista degli alimenti privi di glutine”.
Nota degli infermieri del 21 ottobre: Riposo a letto! n.B. Non si è alimentato. Segnalare quanta acqua beve e controllare se beve!
Il 22 ottobre, h.6.15: “vengo chiamata dal personale sanitario infermieristico in quanto il paziente non risponde agli stimoli. Segni vitali assenti. Si prosegue rianimazione cardiopolmonare fino alle ore 6:45”.
Nota degli infermieri: alle h 6.10 durante il giro dei prelievi il paziente non risponde agli stimoli. Immediatamente vengono effettuate le manovre di rianimazione (segni vitali assenti).

Riesumare la salma -I medici legali nominati dai pm e la stessa Procura di Roma fanno sapere che non si opporranno alla riesumazione della salma di Stefano Cucchi, che sara' richiesta a breve dall'avvocato della famiglia, Fabio Anselmo. Sul corpo del giovane sono in corso, al momento, gli esami istologi a reni, cuore e fegato per accertarne il livello di disidratazione.
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Imazh
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Cucchi, spunta un video delle celle altri detenuti denunciano il pestaggio.

Minacce di morte sul cellulare di Giovanardi. Decine gli interrogatori.Ignazio Marino: ci sono alcune contraddizioni dalle audizioni dei medici
ROMA - Ora ci sono le immagini dei movimenti del giovane e dei suoi accompagnatori nelle celle del bunker del tribunale dove sarebbe avvenuto il pestaggio. E oltre al supertestimone che ha assistito alle botte, due detenuti, anch'essi immigrati, hanno visto e sentito. Poi ce ne sono altri che hanno raccolto le confidenze di Cucchi sull'aggressione subita e accusano, in modo discordante, agenti carcerari e carabinieri.

La Procura vuole ascoltarli tutti in sede di incidente probatorio per dare valore di prova alle loro dichiarazioni. I pm hanno sentito una cinquantina tra agenti penitenziari, carabinieri e medici: per una decina di loro oggi arriverà un avviso di garanzia.
Le accuse: omicidio preterintenzionale e omicidio colposo. Ma per il pestaggio, il reato potrebbe cambiare in "lesioni gravi" se i consulenti accerteranno che l'aggressione non sia all'origine della morte. In questi giorni i pm hanno annotato vuoti e incongruenze.

E contraddizioni sono state ascoltate, anche dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulla Sanità. Molte e vistose. Tanto che il presidente Ignazio Marino ha deciso di continuare a porte chiuse l'audizione dei medici. "Abbiamo secretato gli atti", spiega Marino, "di fronte a versioni contrastanti". Intanto sul cellulare sono arrivate minacce a Giovanardi, dopo le sue parole, su Stefano Cucchi ("morto perché tossicodipendente").
CARLO PICOZZA e MARINO BISSO
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