Nasce l'idea partendo dalla voglia estroversa di un incontro culturale tra l' Albania e l' Italia. Qui potete conoscervi meglio e chiedere tutto ciò che siete interessati su l' Abania e i albanesi. Benvenuti tra noi.
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La Mafia italiana di oggi...
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La Mafia Italiana di oggi..., Posted 12 Nëntor 2009, 09:54
L’abbraccio mortale della mafia siciliana

Imazh

PILLOLO 601, 2009, novembre

In questo periodo si stanno analizzando e verificando le prove di un eventuale accordo tra lo Stato italiano e la mafia siciliana che avrebbe visto come protagonisti Ciancimino, ex sindaco di Palermo, i mafiosi Riina e Provenzano ed il colonnello Mori dei servizi segreti italiani.

In attesa che la magistratura faccia il suo dovere, una domanda si impone a cui nel frattempo va data una risposta politica: perché la mafia non spara più e non uccide i servitori dello Stato, significa che la mafia in Sicilia non esiste più ?

Per rispondere a questa domanda è sufficiente il buon senso
attraverso il quale si può ben comprendere come la più grande e potente industria e fonte di lavoro dell’isola non può essersi volatilizzata ed aver deciso di scomparire o di fallire nel giro di pochi anni dopo l’arresto del suoi capi Riina e Provenzano.

Dov’è dunque finita la mafia siciliana ?
Come è cambiata ?
Come si è riciclata ?

Sicuramente la mafia siciliana ha compreso che, sfidando lo Stato sul piano del potere, non era producente sul piano degli affari che erano quelli che, in ultima analisi, interessavano di più, così come ha compreso che non esisteva più un Partito politico di riferimento che assicurasse un controllo stabile e duraturo della politica italiana come lo era stata un tempo la Democrazia cristiana.

Infatti, benchè la neodestra italiana avesse in parlamento
una maggioranza schiacciante, non esisteva più la certezza
nazionale ed internazionale perché questo durasse nei decenni perché l’attuale neosinistra, a differenza del vecchio PCI, era già legittimata a poter governare al suo posto.

Dunque il controllo del territorio e dei voti attraverso la violenza non portava da nessuna parte in quanto non conduceva al controllo della politica, che invece era essenziale per potere gestire gli affari e l’unica strada possibile per la mafia era dunque quella di gestire direttamente la politica facendo eleggere suoi uomini all’interno dei Partiti politici.

Era quindi necessaria una nuova classe di mafiosi:
con un alto livello d’istruzione, preparati sul piano culturale
e professionale ed assolutamente incensurati, quelli che venivano chiamati i “colletti bianchi” della mafia.

Come aveva dimostrato il funzionamento del sistema di potere organizzato dalla democrazia cristiana e dai Partiti di governo, le leggi italiane permettevano di giostrare a proprio piacimento ma occorreva cultura e competenza piuttosto che la forza delle armi.

Lo Stato italiano aveva più volte dimostrato di tollerare questo modo di portare avanti i propri interessi particolari
anche a discapito dell’interesse generale e di essersi sempre limitato ad interventi parziali e dimostrativi senza mai intaccare il potere delle lobby economiche e finanziarie.

Dunque la mafia siciliana non aveva più bisogno di personaggi sanguinari come Riina e Provenzano ma di personaggi in grado di gestire una lobby economica e finanziaria e di inserirsi all’interno della politica in maniera competente oltre che alla gestione del mercato della droga
che era una delle fonti de loro guadagno.

La domanda finale è questa: sarà capace questa mafia riciclata di garantire anche un sufficiente sviluppo economico della Sicilia ?

Perché se così fosse, cosa a cui io credo, si verificherebbe per la prima volta che l’illegalità diventerebbe l’unico blocco storico su cui il Meridione può contare per il suo sviluppo ed andrebbe a far parte di diritto, come braccio destro, dello Stato italiano e questo sarebbe un abbraccio mortale per la stesso Stato di diritto e democratico.
BLAISE2004
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La Mafia Italiana di oggi..., Posted 12 Nëntor 2009, 10:52
Abu Omar, Usa "delusi" per la condanna della Cia Il Sismi è "ingiudicabile"

Imazh
Il terrorista Abu Omar

Imazh
Ex direttore SISMI Niccolo Pollari


Milano - La sicurezza delo Stato viene prima di tutto, aveva detto la Corte Costituzionale. E il tribunale di Milano si adegua: i vertici del Sismi - il servizio segreto militare oggi ribattezzato Aise - che da due anni sedevano sul banco degli imputati per il sequestro dell'imam estremista Abu Omar vengono prosciolti in blocco. Né Nicolò Pollari, ex direttore del servizio, né il suo capo del controspionaggio Marco Mancini, né gli altri 007 italiani accusati di avere collaborato con la Cia per far sparire Abu Omar dalla circolazione possono venire condannati. Nei loro confronti la sentenza pronunciata dal giudice Oscar Magi applica una clausola di proscioglimento che ben poche volte è risuonata in un'aula di giustizia dell'Italia repubblicana: "segreto di Stato".

Qualunque cosa sia sucessa a Milano la mattina del 17 febbraio 2003, qualunque ruolo abbia avuto l'intelligence italiana nello spalleggiare la rendition organizzata - in base alle direttive del presidente George W. Bush - dai servizi americani, tutto questo è coperto dal segreto di Stato. Come più volte affermato dai nostri governi, sia sotto la presidenza Prodi che sotto la presidenza Berlusconi. E come confermato dalla Corte Costituzionale che - sciogliendo lo scontro frontale tra magistratura milanese e potere politico intorno a questa vicenda - ha ribadito la piena legittimità del segreto di Stato. L'interesse alla sicurezza nazionale, aveva detto la Consulta, prevale su ogni altro interesse, perchè da essa deriva la sopravvivenza stessa dello Stato. Rendere pubblici i rapporti tra la nostra intelligence e quella dei nostri alleati, aveva detto la Corte in sostanza, renderebbe l'Italia un paese a sicurezza limitata. Escono di scena dunque i nostri 007 (con l'eccezione di Luciano Seno e Pio Pompa, condannati a tre anni per favoreggiamento).

Imazh
il procuratore aggiunto Armando Spataro
Condanne pesanti, invece, per i loro colleghi americani: otto anni per l'ex capo della sede milanese Bob Lady, e cinque al folto gruppo di agenti operativi che - lasciandosi alle spalle una incredibile e quasi grottesca serie di tracce - prelevarono materialmente l'imam a Milano. Condanne destinate a non venire mai espiate, perchè gli uomini e le donne della Cia (qualunque fosse il loro vero nome) hanno da tempo lasciato l'Italia e se ne stanno al sicuro in America. Prosciolti perchè coperti da immunità diplomatica Jeff Castelli, ex capo della Cia in Italia, e due suoi collaboratori. Ad aiutare materialmente gli americani a rapire Abu Omar fu il carabiniere dei Ros Luciano Pironi, che dopo essere stato individuato confessò il suo ruolo e collaborò con gli inquirenti. Pironi, che ha patteggiato la pena a due anni, resta l'unico italiano condannato con sentenza definitiva per sequestro di persona in questar una vicenda destinata - nel bene e nel male - a restare negli annali della storia giudiziaria di questo paese. Il portavoce del dipartimento di Stato americano, Ian Kelly, ha subito espresso "disappunto" per la condanna degli ex agenti della Cia: "Siamo delusi dal verdetto".

A botta calda, davanti alle telecamere, il procuratore aggiunto Armando Spataro non nasconde la sconfitta ma rivendica la correttezza del proprio operato: "La verità dei fatti è quella ricostruita dalla Digos e dalla procura di Milano nel corso delle indagini. Sono stati condannati tutti gli autori americani del sequestro di Abu Omar. Quanto agli ex funzionari del Sismi, la sentenza dimostra che c’erano gli elementi per incriminarli". Solo dopo avere letto le motivazioni, dice il procuratore aggiunto, deciderà se presentare appello contro il proscioglimento degli 007 italiani.
Luca Fazzo
Il Giornale
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La Mafia Italiana di oggi..., Posted 12 Nëntor 2009, 11:12
Lo scandalo Telecom-Sismi, relativo alle intercettazioni illegali effettuate da alcuni responsabili della sicurezza di Telecom Italia.

Imazh
Imazh
Marco Tronchetti Provera

Scoppiò nel settembre 2006, con 21 arresti di vari dipendenti di Telecom, di poliziotti e di militari dei Carabinieri e della Guardia di Finanza a seguito dell'ordinanza fiume (oltre 350 pp) del 23 settembre 2006 del GIP Dott.ssa Paola Belsito.

L'inchiesta
Tale inchiesta è parte di un capitolo più vasto, che vede numerose sinergie, sollevate anche dai giornalisti d'inchiesta Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini, con i precedenti scandali Nigergate e Laziogate e con il Caso Abu Omar. In questo scenario sono da menzionare, in quanto attaccati telematicamente, i giornalisti Davide Giacalone e Fausto Carioti di Libero, e Massimo Mucchetti del Corriere della Sera, per essere autori, tra le altre, di inchieste giornalistiche su Brasil Telecom, TIM Brazil e la privatizzazione di Telecom Italia.

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Marco Mancini

Imazh
Giuliano Tavaroli

Tra gli arrestati, Marco Mancini (arrestato anche in relazione al sequestro di Abu Omar), ex numero 2 del SISMI, Giuliano Tavaroli, ex direttore della Security del Gruppo Telecom Italia, ed Emanuele Cipriani, investigatore che da anni ha aperto una fiorente società di investigazioni a Firenze, la Polis d'Istinto (i cui uffici sono in un appartamento della nuora di Licio Gelli, del cui marito Cipriani è amico), oltre ad alcuni membri del Tiger Team, il gruppo di hacker gestiti da Tavaroli.
L'inchiesta, partita nel 2002 dal caso dell'ex-manager della Coca-Cola, pedinato e dossierato per conto dei vertici della stessa filiale italiana della Coca-Cola che avevano commissionato a fine 2000 attività per oltre 130 milioni di Lire alla Polis d'Istinto, ha in seguito portato anche alla nascita dello scandalo Laziogate.

Cipriani avrebbe costruito illecitamente, per conto di Tavaroli (all'epoca a capo della security di Telecom), numerosi dossier su varie personalità politiche, economiche e dello spettacolo, oltre a giornalisti e calciatori: non solo dossier con regolare mandato, ma arricchiti di informazioni raccolte con metodi illegali (detti "pratiche grigie", dal colore della copertina), ma addirittura dossier per i quali era stato dato incarico a Cipriani per le "vie brevi", non risultante pertanto da nessun mandato scritto (le "pratiche celesti", custodite nel cosiddetto archivio "Z": un sistema di archiviazione elettronico creato dal softwarista Mirko Meacci che si basava su tre hard-disk esterni, che per precauzione venivano custoditi nella sala consolare e richiusi in cassaforte ogni fine settimana - essendo Emanuele Cipriani anche console onorario di un paese africano - sala comunicante attraverso una porta interna con la Polis d'Istinto). E sono proprio le "pratiche celesti" che successivamente non venivano contabilizzate, anche se effettivamente si trattava di indagini commissionate dai clienti e svolte dalla rete investigativa di Cipriani, composta da investigatori privati (a volte però privi di licenza investigativa) e da pubblici ufficiali corrotti. Anche Mancini avrebbe fornito periodicamente a Cipriani numerose informazioni riservate (su conti correnti, informazioni penali, dati anagrafici, ecc.) dietro pagamento di forti somme di denaro.

Presso Mirko Meacci gli investigatori trovano dei DVD contenenti i back-up degli hard-disk con tutto l'archivio "Z", ossia le "pratiche celesti". L'accesso è criptato e solo la confessione del Cipriani, dopo un lungo periodo di detenzione cautelare, permette di stampare quei dossier, che vengono immediatamente segretati.
In una pen-drive trovata a Tavaroli gli inquirenti trovano "bozze delle decisioni dell'Antitrust, comunicazioni di funzionari, atti di legali difensori nella causa di Telecom davanti all'Antitrust". Il GIP Giuseppe Gennari sottolinea "l'eccezionale gravità del comportamento della Security di Telecom, la quale era in grado di mettere nelle mani dell'azienda (perché è ovvio che le notizie prelevate non fossero appunto di utilizzo da parte della Security) elementi di conoscenza potenzialmente in grado di interferire, gravemente e illecitamente, nell'operato di un soggetto istituzionale che dovrebbe essere massima espressione di autonomia come il Garante per il Mercato e la Concorrenza".

Figura emblematica, ma anche figura chiave per gli inquirenti, è Marco Bernardini, già collaboratore esterno a contratto del S.I.S.De. e successivamente investigatore privato in una società che annovera tra i suoi clienti la Pirelli e la Telecom Italia. Bernardini, che in passato ha avuto occasione di utilizzare elementi delle forze dell'ordine per la raccolta di informazioni commissionate, viene interrogato numerose volte dal Pubblico Ministero, Dottor Fabio Napoleone, al quale rilascia una lunga deposizione, nella quale chiarisce la sua posizione nella vicenda. A seguito dei detti interrogatori, il Pubblico Ministero rinuncia all'esecuzione di misure cautelari nei suoi confronti. Marco Bernardini dal momento del primo interrogatorio non si è mai spostato dall'Italia.

Nel gennaio e nel marzo 2007 altri provvedimenti di arresto colpiscono varie persone coinvolte nella vicenda, tra cui Fabio Ghioni e il suo Tiger Team (Andrea Pompili, Rocco Lucia e altri), di Telecom, e nuovamente Giuliano Tavaroli (all'epoca già in carcere) e Mancini. Tra gli arresti del marzo 2007 rientrano anche ex poliziotti ed un ex agente della CIA.

A Ghioni i magistrati contestano anche di aver ottenuto, oltre che da fornitori di Telecomitalia, da Cipriani e Bernardini ingenti somme di danaro per svolgere intrusioni informatiche,su incarichi che egli stesso commissionava. Tali somme, riversate su conti esteri di prestanomi e della fiduciaria neozelandese Finefin, sono state solo in parte recuperate.

I vari capi di imputazione comprendono i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto d'ufficio, appropriazione indebita, falso, favoreggiamento e riciclaggio.

Sotto la guida del commercialista cosentino, Marcello Gualtieri, trapiantato da anni a Milano e diventato fiscalista di Cipriani, quest'ultimo avrebbe costitutito all'estero un piccolo tesoro ammontante ad alcune decine di milioni di €.

Nel giugno 2007 a Tavaroli e Mancini sono stati concessi gli arresti domiciliari. Nel luglio 2007 Cipriani ottiene la scarcerazione dagli arresti domiciliari.

Alcuni dei protagonisti di questo caso sono inoltre coinvolti anche nello scandalo dell'archivio segreto di Via Nazionale e nel caso Abu Omar.

Nel novembre 2007 a Milano sono stati arrestati i tecnici del Tiger Team Roberto Preatoni (figlio del magnate Ernesto Preatoni) e messo ai domiciliari e Angelo Jannone (ex Tenente Colonello del ROS dei Carabinieri, già direttore della sicurezza aziendale di Telecom in brasile ), accusati a vario titolo di intrusioni telematiche e associazione a delinquere finalizzata all'illecita acquisizione di informazioni. La vicenda si inquadra nella guerra per il controllo di Brasil Telecom, con spionaggio e controspionaggio internazionale, e per la quale anche l'agenzia investigativa Kroll è stata indagata in Brasile. Jannone ha sempre respinto le accuse mossegli in particolare da Ghioni e Bernardini.


La chiusura delle indagini
A metà luglio 2008 i tre PM di Milano titolari dell'inchiesta (Fabio Napoleone, Nicola Piacente e Stefano Civardi) depositano le 371 pagine dell'avviso di chiusura delle indagini, dopo aver convocati a fine giugno - contemporaneamente - in Procura, come ultimo atto investigativo, i vertici Telecom di allora, Marco Tronchetti Provera (ex presidente) e Carlo Buora (ex amministratore delegato) in quanto persone informate sui fatti.

Per non aver vigilato sulla propria security e sui metodi usati per avere le informazioni, i gruppi Telecom e Pirelli risultano indagati in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società, pur non essendo stati mossi addebiti contro l'ex presidente e l'ex amministratore delegato Telecom. Una lunga serie di reati sono stati invece contestati a 34 persone, accusate a vario titolo di aver messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere al cui vertice c'era l'ex capo della security Giuliano Tavaroli. Gli indagati devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto di stato, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento e riciclaggio. Nelle interviste rilasciate nei giorni successivi alla chiusura delle indagini, Tavaroli si difende scaricando le responsabilità sui suoi superiori, che gli avrebbero commissionate le indagini poi risultate illecite. Dagli stralci degli interrogatori di Marco Mancini, ormai accessibili presso la Procura della Repubblica di Milano, si rileva che Mancini si difende scaricando le responsabilità sui superiori e chiamando in causa il Generale Pollari..

Dall'inchiesta viene stralciato il filone brasiliano, sulle presunte tangenti della vicenda Kroll Opportunity, per quanto nello stesso periodo in Brasile il banchiere Daniel Dantas (che otterrà l'habeas corpus proprio grazie all'esistenza del procedimento milanese) ed il faccediere Nasij Nhas vengono arrestati per associazione per delinquere e riciclggio insieme ad altre 20 persone. Angelo Jannone, uno degli indagati nell'inchiesta milanese, ipotizza che l'esclusione delle vicende brasiliane dall'inchiesta milanese faccia parte di una strategia dei pubblici ministeri volta ad eliminare elementi imbarazzanti rispetto alla credibilità di Marco Bernardini, gola profonda dell'inchiesta milanese.


Notifica alle parti lese per pubblici annunci
Il procedimento, nonostante la chiusura delle indagini a metà del 2007, ha subito un rallentamento dato dalla mole della documentazione raccolta (169 faldoni di atti dei PM e 53 faldoni di atti del GIP). Il termine di 20 gg per la presentazione delle memorie da parte degli indagati è quindi slittato. La documentazione è stata tutta scannerizzata con metodologia OCR nella prima metà di ottobre 2008 e resa disponibile dalla Procura di Milano su due dvd a disposizione degli imputati (34 persone che rispondono a vario titolo di: associazione a delinquere, corruzione, appropriazione indebita, accesso abusivo al sistema informatico, procacciamento e diffusione di notizie attinenti alla sicurezza; 2 aziende che rispondono della violazione della legge 231 sulla responsabilità delle società) e, più tardi, anche delle parti lese (che si presume siano almeno 4200).

L'8 gennaio 2009 viene data informazione che le parti lese verranno invitate - mediante un annuncio per pubblici proclami che consentirà alla pubblica amministrazione di risparmiare almeno 200.000 € - ad andare sul sito web del Tribunale di Milano per conoscere le future date delle udienze).
Si assiste poi alla moltiplicazione dei procedimenti cosiddetti Telecom:

* si inizierà il 24 marzo 2009 con una "procedura di distruzione di atti illegalmente formati o acquisiti", che verrà istruita dal GIP Giuseppe Gennari;
* quasi in parallelo, il 31 marzo 2009 si procederà con l'"udienza preliminare" di competenza del GUP Mariolina Panasiti;
* verrà dato vita il 23 aprile 2009 a un procedimento di ""incidente probatorio" relativo a tre imputati (Marco Bernardini, Emanuele Cipriani e Fabio Ghioni), di cui viene reso noto il calendario di 14 udienze terminanti il 16 giugno 2009.

Al contempo fonti giornalistiche anticipano che molti degli imputati stanno già trattando il patteggiamento con i PM.

È probabile che molte delle parti lese si costituiranno parte civile nel procedimento. Ma al momento - per dimostrare le attività illegali perpetrate a loro danno e richiederne i risarcimenti - non potranno far uso dei dossier (si dice oltre 10.000) raccolti illegalmente dalla Polis D'Istinto - le cosiddette "pratiche Z", chiamate anche "pratiche celesti" (dal colore della loro copertina) - in quanto la Consulta, investita da più GIP della questione incostituzionalità della cosiddetta "legge Mastella" (che ne prevederebbe la distruzione), ha rinviato la sentenza a dopo l'approvazione da parte del Parlamento di una nuova legge sulla privacy. Legge di cui, al momento, il Parlamento non ha in programma alcuna redazione. Al riguardo, la Consulta non ha ancora espresso il proprio parere, già atteso per la fine gennaio 2009


Procedura di distruzione di atti illegalmente formati o acquisiti (GIP Dott. Giuseppe Gennari)
Prima udienza (23.03.2009)
Nel corso dell'udienza i pubblici ministeri Stefano Civardi e Nicola Piacente, titolari dell'inchiesta c.d. Telecom, hanno ricordato che da due anni è pendente davanti alla Consulta un ricorso sulla legittimità della norma che prevede la distruzione dei dossier illeciti, e hanno chiesto al giudice di rivolgersi ancora alla Consulta. Il legale dell'imputato John Spinelli ha invece sollecitato il GIP a trasmettere le carte al GUP che la settimana successiva inizierà l’udienza preliminare. Alcuni legali delle parti lese hanno enunciato che stando alle attuali leggi nulla osta alla presa visione - da parte delle parti lese - dei dossier illecitamente formati a loro danno, e si sono pronunciati contro la distruzione dei dossier illegali, in quanto contengono le prove dei reati e servono per scoprire i mandanti, oltre che necessitare per i risarcimenti civili. In un caso è stato anche fatto presente che tale materiale è stato richiesto nell'ambito di altri procedimenti penali che sono attualmente sospesi in attesa dell'acquisizione subordinata al parere della Consulta, pendente già da ben due anni. Il GIP si è riservato di decidere nel corso della seconda udienza, che viene fissata per il 18 aprile 2009.

Seconda udienza (18.04.2009)
Ritenendo che i dossier equivalgano al corpo del reato e la loro eliminazione comporti quindi l'eliminazione di una prova diretta, il GIP decide di sollevare eccezione di costituzionalità, sospende la procedura di distruzione degli atti illegalmente formati o acquisiti e si investe la Corte Costituzionale della legittimita' della norma sulla distruzione di documenti acquisiti in modo illecito

Decisione della Corte Costituzionale
Accogliendo parzialmente le eccezioni sollevate dal GIP, con nota 22.04.2009 - Decisione sulle “intercettazioni” la Consulta dichiara in parte illegittima la norma che impone la distruzione dei documenti e delle intercettazioni ritenute illegali[22]. Infatti, là dove la norma imponeva la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazione telefoniche, telematiche, ecc.) in un'udienza camerale celebrata dal GIP che però avrebbe dovuto redigere un verbale riassuntivo di quanto distrutto, la Consulta ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 240 del codice di procedura penale in due punti:

* i commi 4 e 5, nella parte in cui non prevedono l'applicazione delle stesse regole fissate per l'incidente probatorio (art.401,commi 1 e 2) durante l'udienza per la distruzione dei documenti;
* il comma 6, "nella parte in cui non dice che il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale" di distruzione "non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti".

Da una prima interpretazione si direbbe quindi che la distruzione possa comunque avvenire: servirà però una procedura leggermente più complessa - l'incidente probatorio - che comunque si limiterà ad approfondire solo la formazione, l'acquisizione e la raccolta di tali documenti, ma non il loro contenuto. Pertanto difficilmente potranno tornare utili ai dossierati (parti lese) per ottenere risarcimenti in sede civile o anche solo dimostrare l'esistenza di calunnie o attività di discredito compiuta a loro danno.

Udienza preliminare (GUP Dott.ssa Mariolina Panasiti)
Prima udienza (31.03.2009)
L'udienza si è svolta parzialmente, in quanto molti difensori degli imputati si sono astenuti per adesione allo sciopero di protesta indetto dalla camera penale. I difensori delle persone offese, che non hanno facoltà di astenersi, sono stati sollecitati dal giudice a depositare gli atti di costituzione di parte civile e le richieste di citazione dei responsabili civili. Quindi, nel corso della prossima udienza sarà nuovamente possibile depositare la costituzioni di parte civile.

Seconda udienza (23.04.2009)
Rappresenta la prima vera udienza preliminare. Si terminano di raccogliere le ultime costituzioni di parte civile e si ascoltano le prime eccezioni degli avvocati degli imputati. Da alcune parti offese è stata formulata la richiesta di citazione come responsabili civili dei ministeri dell’Interno, della Difesa e dell’Economia, in quanto le indagini hanno rivelato che informazioni riservate sul conto di alcune parti offese erano state fornite o dai poliziotti o dai carabinieri o dai finanzieri che sono coinvolti nell’inchiesta. Per consentire ai legali degli imputati di esaminare le richieste di costituzioni di parte civile viene concesso un mese. Pertanto la seconda udienza viene rinviata al 22 maggio, cancellando le cinque udienze già previste per l'incidente probatorio prima di tale data.

Decima udienza (02.10.2009)
Giuliano Tavaroli formalizza la sua richiesta di patteggiamento della pena a quattro anni e mezzo di reclusione e 60.000 € di risarcimento. Marco Mancini deposita una memoria in cui invoca il segreto di Stato sui rapporti tra il Sismi e Telecom Italia, riferendo di un suo incontro con un dirigente dell'Aise ed ex-appartenenti del Sismi, nel quale gli è stata motivata la pendenza del procedimento per mantenerlo fuori dal servizio; sostenendo quindi che sarebbe stato deciso nelle alte sfere "di non trasmettere all'autorita' giudiziaria e ai difensori elementi decisivi che lo avrebbero ulteriormente e definitivamente scagionato.


Incidente probatorio
Prima udienza (24.04.2009)
Nuove connessioni

A distanza di due anni dalla prima ventata di arresti, a Firenze si apre un'indagine fotocopia dello scandalo Telecom-Sismi: anche nel caso di Firenze, al vertice dell'organizzazione era l'ex capo della security di una grossa azienda Gucci. A seguire le indagini è il PM Ettore Squillace Greco, titolare dello stralcio fiorentino dell'inchiesta lombarda. L'inchiesta era partita dal suicidio di un agente di polizia avvenuto a Montevarchi il 18 settembre 2006. A seguito dell'ordinanza del GIP Dott.ssa Anna Sacco, sono state effettuate ventidue perquisizioni (tra cui le abitazioni di due poliziotti e due carabinieri in servizio a Firenze e di un finanziere che lavora a Latina), anche in alcune sedi della Gucci (a Scandicci/Casellina, Roma e Milano).
Vengono effettuati sette arresti (cinque in carcere e due ai domiciliari) per corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici. Coinvolti, oltre che i titolari delle agenzie di investigazioni Sia, Kim e Ciani di Firenze, anche alcuni dipendenti delle stesse. Tre degli arrestati risultano aver lavorato con Emanuele Cipriani, all'epoca titolare della Polis D'Istinto (tra di questi vi sarebbe anche la sua ex-compagna, già segretaria della Polis D'Istinto per quasi un decennio).
La prima udienza si tiene il 5 giugno 2009, col GUP di Firenze, dott. Michele Barillaro, che rinvia a giudizio quattro indagati e accetta il patteggiamento di un quinto. Le accuse vanno da corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio all'accesso abusivo ai sistemi informatici. Gli indagati avrebbero fornito informazioni riservate dietro compenso ad agenzie investigative, tra cui la Polis d'Istinto. A costituirsi parte civile vi è anche l'avvocatura dello Stato per danno d'immagine al ministero delle Finanze.
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Re: La Mafia italiana di oggi..., Posted 19 Nëntor 2009, 09:32
Crisi, Mafia/ Momento d’oro, sta investendo la sua enorme liquidità nei settori chiave del credito e dell’edilizia

Imazh

Mentre banche, aziende, fabbriche, esercizi commerciali e privati cittadini lottano contro la crisi economica e finanziaria, c’è un’organizzazione che proprio per via della crisi sta attraversando un momento d’oro: la Mafia, in tutte le sue icarnazioni, a quanto scrive The Huffington Post in un lungo e documentato articolo

Mentre banche, aziende, fabbriche, esercizi commerciali e privati cittadini lottano contro la crisi economica e finanziaria, c’è un’organizzazione che proprio per via della crisi sta attraversando un momento d’oro: la Mafia, in tutte le sue icarnazioni, a quanto scrive The Huffington Post in un lungo e documentato articolo.

Il motivo? La Mafia, contrariamente a qualsiasi altra organizzazione, dispone di quantità enormi di quello che manca a tutti gli altri: denaro contante proveniente dai suoi innumerevoli traffici.

Un dato per tutti: secondo l’istituto Eurispes, quella che l’Huffington Post chiama la ”Mafia Inc.” nel 2008 ha incassato 130 miliardi di euro, ovvero circa l’8 per cento del Pil italiano.

Con questa inesauribile montagna di soldi, la Mafia approfitta della fame di finanziamenti o delle bancarotte provocate dalla crisi per impossessarsi a suon di contanti di supermercati, ristoranti, alberghi, stazioni di rifornimento, appartamenti e quant’altro.

Chi non vuole vendere, si indebita nel momento in cui la Mafia, parafrasando Il Padrino di Mario Puzo, fa offerte che non possono essere rifiutate.

Con la sua secolare abilità nello scovare potenziali prede, scrive l’Huffington Post citando gli inquirenti italiani, la Mafia ha investito miliardi di euro in due settori che sono al centro della crisi: l’industria edilizia e i mercati del credito.

Insomma, per i boss della criminalità organizzata la crisi ”è un’opportunità’ unica”, dice il pm anti-mafia Franco Roberti. I fiumi di denaro arrivano alla ”Mafia Inc.” attraverso le sue tradizionali attività di estorsione, traffici di droga ed anche dal boom che conosce la contraffazione di prodotti vestiari e di pelletteria che vengono prodotti in Cina espressamente per i boss e che arrivano nel caotico porto di Napoli dove i controlli sono minimi.

”Gli inquirenti italiani – scrive l’Huffington Post – hanno ottenuto spettacolari successi in decenni di lotta alla criminalità organizzata, ma la Mafia continua a crescere e l’essersi infiltrata in anni recenti in attività legittime sta ora tornando enormemente utile con la crisi”.

Il sud non è il solo terreno di caccia della Mafia, ha dichiarato il sindaco di Genova Marta Vincinzi, secondo la quale anche nella sua città ”la criminalità organizzata sta acquistando interi quartieri ed esigendo il pizzo dai commercianti”.

La crisi ha provocato un altro fenomeno, ovvero un parziale spostamento degli interessi mafiosi da un settore all’altro di attività: per i boss il traffico di vestiario ed accessori contraffatti – in un momento in cui la gente non può comprare gli originali – sta diventando più proficuo del traffico di cocaina e hashish.

L’Huffington Post cita dati forniti dal generale della Guardia di Finanza Giovanni Mainolfi, secondo cui la Camorra nel business del vestiario contraffatto per ogni euro speso ne guadagna 10, mentre per ogni euro speso nel business della droga ne guadagna 6.
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La Mafia italiana di oggi..., Posted 20 Nëntor 2009, 18:13
Morta la trans Brenda, si indaga per omicidio

Imazh
Brenda

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Brenda morta


Era implicata nella vicenda di Piero Marrazzo

ROMA - Il corpo della transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stato trovato carbonizzato all'interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma stamani. Lo si apprende da fonti investigative. Sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma.

I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 hanno trovato il corpo della viado ormai carbonizzato all'interno del suo appartamento. Immediato l'intervento della polizia scientifica. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali.

La procura indagherà per omicidio volontario nel quadro degli accertamenti sulla morte della transessuale Brenda. Nell'abitazione di via Due Ponti c'é stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno.

Gli agenti della polizia scientifica della Questura di Roma sono al lavoro all'interno dell'appartamento di via Due Ponti. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte. La trans potrebbe essere morta per soffocamento da fumo. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, l'appartamento sarebbe composto da un unico locale, con un soppalco. E proprio sopra il soppalco, riversa in terra, sarebbe stata rinvenuta Brenda, seminuda. Nella piccola casa, invasa dal fumo, gli investigatori avrebbero trovato tutto in ordine.

"L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo". Visibilmente scossa, Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda, parla del trans trovata morta questa mattina in un incendio nella sua abitazione di Via Due Ponti a Roma. "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynés, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione", dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che "né Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla" spiegando che "tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni".

Brenda era stata coinvolta il 9 novembre scorso in una rissa con alcuni stranieri dell'est Europa avvenuta in una strada della zona Cassia. Brenda fu trovata in terra con alcune escoriazioni e in forte stato di alterazione emotiva da una pattuglia dei carabinieri chiamata da un passante. Il transessuale, che urlava frasi sconnesse ed era ubriaco, denunciò di essere stato derubato di borsa e cellulare. I militari dopo che il transessuale cercò di procurarsi delle lesioni battendo la testa ripetutamente contro un'auto, l'accompagnarono in ospedale, a Villa San Pietro per essere medicato. Anche lì Brenda diede in escandescenza e cercò di ferire un medico con una forbice. Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel corso del tempo, annunciato propositi suicidi.

IN CASA RINVENUTE TRACCE DI LIQUIDO INFIAMMABILE
Tracce di liquido infiammabile sarebbero state trovate nell'appartamento di Brenda, il trans coinvolto nel caso Marrazzo trovato morto all'alba a Roma. Dai primi rilievi effettuati dalla scientifica emergerebbe la presenza di una sostanza usata per appiccare il fuoco. Le tracce sarebbero state trovate non lontano dal cadavere di Brenda. Secondo quanto si apprende, l'incendio avrebbe causato solo qualche danno all'appartamento. L'abitazione si trova al piano ammezzato di un palazzo con ingresso in comune con altri appartamenti. La porta d'ingresso, al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco, era chiusa.

NATALIE: NON HO PAURA, FORSE IN PC BRENDA SECONDO VIDEO
"Sono tranquilla. Non ho paura perché non ho fatto nulla". Lo ha affermato il transessuale Natalì, coinvolto nella vicenda Marrazzo, lasciando la sua abitazione in via Gradoli a Roma. "Non ero amica di Brenda - ha aggiunto - non l'ho mai conosciuta. Non so se l'hanno uccisa". A chi gli chiedeva se stesse andando in questura, la trans ha risposto: "no. Mi sto recando dal mio avvocato". Se credo al suicidio di Brenda? Non lo so. Se è successo quello che è successo a lei, può darsi che sia perché ha fatto qualcosa. Io non posso dirlo. Nessuno sa la verità e io non posso dire una cosa che non so".

E' quanto ha affermato il transessuale Natalie nel corso di un'intervista al Tg2 delle 13 in merito alla morte del viado coinvolto nel caso Marrazzo. "Può darsi che si è ammazzata, può darsi che qualcuno... - si è interrotta - Ma questa non è una cosa che mi riguarda, io non c'entro niente, bisogna vedere la perizia". Alla domanda di un giornalista se avesse visto o meno il secondo video di Marrazzo, Natalie ha risposto di no: "Non l'ho visto, sono cose che si dicono in giro, però nessuno sa la verità. Se il secondo video era sul computer di Brenda? Dicono di sì". Due morti però sono una cosa un po' strana, le suggerisce il giornalista: "Strano è strano - ha aggiunto - però io non posso dire... Non è che ho rapporti di amicizia con quelli... che abitano là sopra, sono di qua, conosco qualche mia compaesana. Mi dispiace veramente perché quello che è successo non si augura a nessuno. Io non ho amicizia con lei, la conosco perché è mia compaesana. Se lei si ubriaca come hanno detto la prima volta i giornali quando la polizia l'ha presa è una sua cosa privata. Se lei si droga o se lei è malata sono cose sue. A me non me ne frega - ha concluso allontanandosi dalle telecamere - A me importa di me stessa".
ASCOLTATE DA POLIZIA 15 PERSONE
Una quindicina di persone sono state ascoltate, fino a questo momento, dalla polizia nell'ambito delle indagini sulla morte del transessuale Brenda. Secondo quanto si è appreso tra le persone sentite ci sarebbero alcuni transessuali e poi amici e vicini di casa. Obiettivo degli investigatori è quello di cercare di ricostruire le ultime ore di vita di Brenda, chi avesse visto o sentito ieri sera o in nottata, prima di morire asfissiata nell'incendio del suo appartamento.

PC BRENDA IMMERSO IN ACQUA
Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Il computer e' stato portato via dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Roma. Verranno effettuati accertamenti su eventuali file contenuti nel personal computer di Brenda.

PROCURA DISPONE AUTOPSIA BRENDA
La procura di Roma ha disposto l'autopsia su Brenda, il transessuale trovato morta nel proprio appartamento di via due Ponti. Gli inquirenti che procedono per omicidio volontario hanno anche disposto gli esami tossicologici. Nel corso del sopralluogo compiuto dai magistrati e' stato sequestrato un computer. Sembra che nell'appartamento di via due Ponti Brenda non ricevesse i clienti.

CORONA: NON SI PUO' MORIRE DI GOSSIP
''Non si puo' morire di gossip, anche se il gossip oggi e' diventata un'arma molto molto pesante''. E' l'opinione dell'agente fotografico Fabrizio Corona, sulla morte del transessuale Brenda, legato alla vicenda Marrazzo, trovato carbonizzato la notte scorsa a Roma. All'uscita dall'aula dove si svolge il processo che lo vede imputato per estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni Vip, Corona ha sostenuto con i cronisti che ''sotto il caso Marrazzo ci sono cose molto pesanti''. Secondo Corona, nel mondo del gossip oggi ''c'e' del materiale che puo' fare molto male''.
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La Mafia italiana di oggi..., Posted 21 Nëntor 2009, 01:27
Lucarelli: "La mafia è a Bologna,confiscati aziende e immobili"

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Lo scrittore Carlo Lucarelli


La nostra Regione al quarto posto in Italia. Nel Bolognese messi i sigilli a una decina di imprese commerciali ed anche a 16 beni immobili. I dati del Demanio commentati dallo scrittore bolognese

La mafia esiste anche al Nord Italia e in Emilia-Romagna, dove la sua presenza “e’ sottovalutata”. Lo dice lo scrittore noir Carlo Lucarelli, a Bologna, a margine della conferenza stampa di presentazione della rassegna culturale “Politicamente scorretto”, quest’anno incentrata proprio sulla lotta alle mafie.

In Emilia-Romagna, stando ai dati consegnati questa mattina (sono tratti dal sito dell’agenzia del Demanio e aggiornati al 30 giugno 2009) ci sono 22 aziende (10 nel bolognese) e 66 beni immobili (di cui 31 in gestione al Demanio e 35 destinati a nuovo uso e gia’ consegnati) che sono stati confiscati alla criminalita’ organizzata.
Dei beni immobili confiscati, il maggior numero e’ a Forli’-Cesena, dove ce ne sono 25. A seguire, 16 sono a Bologna, otto a Ferrara, sette a Ravenna, cinque a Piacenza, tre a Parma e due a Rimini.

Secondo Lucarelli si tratta di “numeri significativi”, che bisogna guardare attentamente e non sottovalutare. Anche perche’, lancia l’allarme Lucarelli, “al Nord Italia ci sono i mafiosi piu’ pericolosi, quelli che fanno affari. Infatti quelli che hanno contatti con l’alta finanza li hanno arrestati a Milano”.

Di fronte ai dati dell’Emilia-Romagna (che tra le regioni del Nord e’ al quarto posto, dopo la Lombardia con 655 beni confiscati, il Piemonte con 121 e il Veneto con 78), secondo lo scrittore bisogna fare “attenzione”. L’Emilia-Romagna, dice infatti, “normalmente non la associ alla mafia, sbagliando perche’ molte cose passano di qui, poi invece vai a vedere i numeri e pensi ‘Se qui erano cosi’ tante le cose in mano alla mafia, allora la mafia c’e’’. La presenza della mafia in regione, avverte Lucarelli, “e’ un aspetto sottovalutato”. Lo dice, precisa, “senza fare allarmismi e senza pensare che adesso la mafia gestisca l’Emilia-Romagna, non e’ cosi’, e’ chiaro”
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Re: La Mafia italiana di oggi..., Posted 09 Dhjetor 2009, 00:25
Genchi: L'arresto di Nicchi e Fidanzati è una montatura!



Gioacchino Genchi: "I veri poliziotti che hanno fatto quella cattura si sono vergognati e se ne sono andati e mi hanno telefonato, mi hanno detto qui stanno facendo uno schifo...
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Re: La Mafia italiana di oggi..., Posted 09 Dhjetor 2009, 00:32
Genchi: le ultime rivelazioni prima del sequestro! Ora annullato!

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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La Mafia italiana di oggi..., Posted 09 Dhjetor 2009, 00:41
Gioacchino Genchi sull'omicidio di Paolo Borsellino (commovente!)
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Antarësuar: 27 Janar 2009, 01:10
Re: La Mafia italiana di oggi..., Posted 11 Dhjetor 2009, 23:46
Travaglio: caso Genchi, il thriller che fa tremare l’Italia

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Gioacchino Genchi


«In “Why Not” avevo trovato le stesse persone sulle quali indagavo per la strage di via D’Amelio. L’unica altra indagine della mia vita che non fu possibile finire». Inizia così il dialogo tra Gioacchino Genchi e Edoardo Montolli, su ciò che Berlusconi definì «il più grande scandalo della Repubblica», l’archivio Genchi. Un materiale così scottante da riscrivere gli ultimi vent’anni: da Tangentopoli alle scalate bancarie, dai grandi crac ai processi clamorosi, fino a Falcone e Borsellino, «con elementi nuovi che aprono enormi squarci nelle istituzioni». Non teoremi, ma fatti: «Indagini e amicizie impensabili, uno scioccante dietro le quinte».

Retroscena clamorosi della politica, «che portano direttamente alle origini della Seconda Repubblica», annuncia l’editore Aliberti presentando “Il caso Genchi 1Genchi, storia di un uomo in balia dello Stato”. Un giallo intricato ma semplice, che incrocia quasi tutti gli scandali del potere: «Quelli che i professionisti della rimozione chiamano “misteri d’Italia” e che di misterioso in realtà non hanno un bel nulla». Così Marco Travaglio nella prefazione di un libro destinato a fare molto rumore, firmato dal giovane Montolli, 36 anni, milanese, una passione per i gialli e le inchieste-verità sui maggiori crimini.

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In quest’ultima indagine, Montolli dialoga direttamente con Gioacchino Genchi, ora riabilitato vicequestore di Palermo e già consulente informatico di magistrati come Giovanni Falcone e Luigi De Magistris, sottoposto a gogna mediatica e poi scagionato nel giugno 2009 dall’accusa di aver abusivamente intercettato 350.000 persone. Genchi si occupava semplicemente di tabulati telefonici, per conto di diversi inquirenti. Il suo prezioso archivio, sottoposto a inziale sequestro, gli è stato restituito.

Proprio l’archivio di Genchi – che arrivò due ore dopo nel luogo della strage di via D’Amelio, individuando nel castello di Utveggio il luogo da cui sarebbe stato azionato il radiocomando dell’esplosivo utilizzato per la strage (secondo Salvatore Borsellino, in quel castello sulle alture sovrastanti Palermo si sarebbe celata una base del Sisde) rappresenta il Edoardo Montolli 3cuore del libro di Montolli, dato che Genchi ha ricostruito incroci telefonici decisivi per illuminare il rapporto tra mafia, affari e politica.

«Possono levargli i fascicoli su cui sta lavorando, possono portargli via i computer, possono sequestrargli tutti i file memorizzati. Ma lui continua a ricordare e a collegare tutto. Dovrebbero proprio eliminarlo fisicamente – scrive Travaglio – per renderlo inoffensivo». Avrebbe potuto «diventare stramiliardario», gli sarebbe bastato «far sapere di essere in vendita e mettersi all’asta». La prova migliore della sua onestà? «Non ha mai guadagnato un euro in più di quello che gli derivava dal suo lavoro». Mai fatto uso improprio delle informazioni ottenute incrociando intercettazioni e tabulati telefonici acquisiti in vent’anni da decine di uffici giudiziari.

Per Travaglio, il libro di Montolli è «un thriller sconvolgente», visto che spiega «perché tanti potenti hanno paura del contenuto del cosiddetto “archivio Genchi”», rivelando «che cosa aveva scoperto e stava per scoprire Luigi de Magistris», e dunque «perché non doveva proseguire nelle libro Genchisue indagini a Catanzaro sulla cosiddetta Nuova P2». Il libro fa luce sui fili che «collegano i politici calabresi con i leader della politica nazionale e della parte più marcia della magistratura e della finanza nazionale, nonché della massoneria».

Montolli racconta di «magistrati in contatto con boss della ’ndrangheta, procuratori che vanno a pranzo con i loro indagati, giudici che vanno a braccetto con avvocati poco prima di scarcerare i loro assistiti, fughe di notizie pilotate per depistare e bloccare indagini o addirittura per favorire la fuga di ’ndranghetisti stragisti. E poi collegamenti, tanti, forse troppi per non impazzire: collegamenti insospettabili e inaspettati, come quelli che portano al delitto Fortugno e alla strage di Duisburg, ma anche all’affare Sme, al grande business miliardario delle licenze per i telefonini Umts, ai crac Cirio e Parmalat, alle scalate dei “furbetti del quartierino” all’Antonveneta, alla Bnl e al Corriere della Sera, allo scandalo degli spionaggi e dei dossieraggi Telecom-Sismi».

Vicende nelle quali, come fantasmi eternamente danzanti, ricompaiono personaggi già emersi nelle indagini di Genchi sulle stragi di Capaci e via d’Amelio, «cioè sulla sanguinosa nascita della Seconda Repubblica». Oltre a quelli su Catanzaro e sul «clan Mastella», Travaglio definisce «agghiacciante» il capitolo su un ex iscritto alla P2, Giancarlo Elia Valori, già «espulso per indegnità» da Licio Gelli e tutt’oggi «gran collezionista di cariche pubbliche e private e di amicizie a destra come a sinistra, con Luigi de Magistrisincredibili entrature nei vertici della politica, della magistratura, della guardia di finanza, dei carabinieri, del Viminale, del salotto buono di Mediobanca ma anche di outsider come i furbetti delle scalate».

Valori, rivela il libro di Montolli, era l’obiettivo di de Magistris, «che fu fermato appena in tempo». Il volume cita «i frenetici contatti telefonici di Valori» con i vari Latorre, Minniti, Cossiga, Ricucci, Geronzi, Benetton, Caltagirone, Gavio, Rovati», con generali delle Fiamme gialle e i centralini del Viminale, di Bankitalia e del Vaticano «nei giorni cruciali dei processi e delle indagini su Umts, Parmalat, Cirio e Unipol», contatti che includono il procuratore aggiunto di Roma, lo stesso che ha poi indagato Genchi.

«Mettete insieme memoria e onestà, e avrete una miscela esplosiva, anzi eversiva», scrive Travaglio. Una miscela «che basta, da sola, a spiegare perché in un Paese come l’Italia Genchi è visto come un pericolo pubblico. Non ruba, non ricatta, sa che cosa sono le leggi e lo Stato e li serve fedelmente, e per giunta non è ricattabile. Riuscite a immaginare un nemico peggiore, per i poteri fuorilegge che si spartiscono l’Italia praticamente da quando è nata?».

Ininterrottamente attaccato dal 2004, Genchi è finito nei guai nel 2007, lavorando con de Magistris nelle inchieste sulla cosidetta Nuova P2, «cioè il trasversalissimo cupolone politico-affaristico-massonico-giudiziario che tiene in scacco l’Italia», ovvero «una piovra che affratella esponenti del Marco Travagliocentro, della destra e della sinistra». Le indagini sono costate la rimozione del pm, di Genchi e dell’altro braccio destro del magistrato, un capitano dei carabinieri.

Mentre la politica «ormai terrorizzata dalle intercettazioni e dai tabulati, che sempre più spesso svelano contatti fra uomini di partito e uomini d’onore» si è affrettata «ad approntare leggi che impediscano le intercettazioni e imbavaglino la stampa», anche se Genchi non ha mai intercettato nessuno in vita sua è diventato un mostro, un ricattatore, un pericolo per la democrazia.

I diari di Andreotti, le esternazioni di Cossiga, i dossier di Craxi? Nulla, il confronto all’archivio Genchi. Renato Farina, coinvolto nelle intercettazioni illegali del Sismi di Nicolò Pollari per neutralizzare possibili avversari di Berlusconi, divenuto parlamentare Pdl propone una commissione parlamentare d’inchiesta: Genchi, chiamato dal Copasir a discolparsi, chiarisce tutto, ma «quelli o non capiscono, o fingono di non capire», confondendo i tabulati (numeri, luoghi e orari delle chiamate) con le intercettazioni (contenuto della telefonata).

Non si spiega, scrive Travaglio, «perché il metodo Genchi va benissimo quando porta all’ergastolo assassini e stragisti, ma non quando si occupa di colletti bianchi». Interviene la Procura di Roma che sequestra i computer di Genchi e il capo della polizia Antonio Manganelli lo sospende dal servizio: rilasciando interviste per difendersi dalle calunnie, avrebbe assunto una condotta «lesiva per il prestigio delle istituzioni», rendendo la sua permanenza in servizio «gravemente nociva per l’immagine della polizia», a differenza dei poliziotti condannati in primo grado per i pestaggi al G8 di Genova, «rimasti tutti ai posti di combattimento» o addirittura promossi.
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